Federico Moccia a processo: “Evasione fiscale, spese dei film gonfiate”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 dicembre 2016 10:55 | Ultimo aggiornamento: 21 dicembre 2016 10:55
Federico Moccia a processo: "Evasione fiscale, spese dei film gonfiate"

Federico Moccia a processo: “Evasione fiscale, spese dei film gonfiate” (Foto archivio Ansa)

ROMA – Avrebbe gonfiato le spese del suo film, indicando prestazioni mai ricevute per “Scusa ma ti chiamo amore”. Queste le accuse dei pm nei confronti di Federico Moccia, che si ritrova a dover affrontare un processo per evasione fiscale. Lo scrittore si è difeso dichiarando che mancano ancora gli estratti conto delle prestazioni che gli sono state contestate, ma che ha presentato nella dichiarazione dei redditi.

Giulio De Santis sul Corriere della Sera scrive che le spese per cui Moccia è finito nel mirino della Procura riguardano il biennio 2007-2008. Secondo il pm Mario Dovinola il totale delle tasse evase da Federico Moccia sarebbe di 1,4 milioni di euro. Lo scrittore sostiene di aver presentato, in un altro procedimento, gli assegni a testimonianza dei pagamenti, ma il giudice che lo ha interrogato in aula lo ha bacchettato, ricordandogli che mancano ancora gli estratti conto.

De Santis spiega che tutto inizia nel 2007, quando Moccia decide di portare al cinema il suo romanzo dal titolo “Scusa ma ti chiamo amore”, dopo il successo di “Tre metri sopra il cielo”:

“Per la preparazione della pellicola, lo scrittore invece si rivolse a due società: la MR Trade e la Emmebi srl. A loro affidò, attraverso la sua ditta individuale «Federico Moccia», il compito di effettuare interviste in tutta Italia a persone di diversa età per avere diversi punti di vista necessari a creare la scenografia. Un’opera importante contenuta in numerosi dvd: «Tutti consegnati alla Guardia di Finanza» ha specificato Moccia per provare le prestazioni ricevute come conferma dei versamenti. Eppure qualcosa scricchiolerebbe nella versione resa dell’ideatore della moda dei lucchetti a Ponte Milvio”.

Pare infatti, riporta il Corriere della Sera, che all’arrivo della Guardia di Finanza nella sede della MR Trade vi abbia trovato un magazzino dai locali vuoti, mentre lo scrittore ha insistituo sulla presenza di un ufficio:

“A quel punto il pm -mettendo in difficoltà Moccia – ha ricordato al regista cosa trovarono i finanzieri nel sopralluogo: un locale vuoto. Non ci sono solo gli uffici diventati depositi a insinuare qualche crepa nella versione dello scrittore. Il pm ha poi chiesto di chiarire cosa fossero le ricerche di mercato pagate alla MR TRade con tre fatture da complessivi 444 mila euro a inizio 2008 e Moccia si è limitato a un «non ricordo, c’era un contratto». La sentenza è attesa per il prossimo maggio”.