Felice Paduano rapinato e bruciato vivo a Casamarciano (Napoli)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Luglio 2014 20:50 | Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2014 20:50
Felice Paduano rapinato e bruciato vivo a Casamarciano (Napoli)

Felice Paduano rapinato e bruciato vivo a Casamarciano (Napoli)

NAPOLI – Derubato e bruciato vivo: è morto così lo scorso 23 marzo Felice Paduano, fabbro di 73 anni, trovato cadavere  in una località di campagna a Casamarciano (Napoli). Per quell’omicidio venerdì 18 luglio sono state arrestate Adelina Vecchione, di 40 anni, indiziata di omicidio e rapina, e Domenica Sepe, di 42, accusata di favoreggiamento e ricettazione, per la quale sono stati disposti i domiciliari. Altre due donne, Carmen Tarantino, di 22 anni, e Noemi Smeraglia, di 19, sono invece indagate per aver commesso rapine con la tecnica della narcosi.

Felice Paduano, secondo la pubblica accusa, come molti altri anziani della zona di Nola era finito nella rete tessuta da Adelina Vecchione, che addormentava gli anziani versando psicofarmaci nel caffè o nell’aperitivo e, mentre dormivano, li derubava, sostiene l’accusa. Al risveglio le vittime non presentavano quasi mai denuncia, per la vergogna di rivelare ai familiari la loro debolezza.

Questo era il copione da recitare anche la sera di sabato 22 marzo, quando Adelina incontrò Felice e in auto raggiunse con lui la località nota come “40 moggi“. Il fabbro aveva confidato a diverse persone, e in particolare a un aiutante, che avrebbe dovuto incontrare la donna. Proprio questo particolare ha permesso di far scattare le indagini nel verso giusto.

Anche quella sera Adelina avrebbe drogato la sua vittima, versando le gocce nel Martini che Felice aveva comprato poco prima al bar. Poi si sarebbe impadronita di 800 euro e di una catenina d’oro. Ma ci fu un imprevisto: la dose era troppo massiccia e l’uomo non si svegliò. La mattina successiva i familiari e gli amici lo cercavano a Nola e nei Comuni vicini. Anche ad Adelina vennero chieste notizie.

La donna, a quel punto sarebbe tornata dove lo aveva lasciato con una bottiglia di benzina e gli avrebbe dato fuoco, nonostante fosse evidente che il poveretto era ancora vivo: sudava e, vedendosi cospargere di benzina, piangeva.

Come aveva raccontato la stessa Vecchione a Domenica Sepe il 17 giugno scorso:

“Allora, i vetri erano appannati. Respirava, però stava morendo in un mare d’acqua, si sentiva una puzza di pipì. Aveva sudato. Tutto spugnato, e poi ci stava una puzza di pipì là dentro…”.

In quell’occasione Adelina si disse disponibile ad uccidere altri vecchietti. Proprio in giugno le due donne stavano per derubare un altro anziano, un uomo di Capri di nome Dino. I carabinieri sono intervenuti appena in tempo. Nella borsetta di Adelina, un flacone di sedativo.