Ferrara, compravano semi di marijuana su internet: arresti

Pubblicato il 24 Marzo 2011 19:10 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2011 19:29

FERRARA – Compravano sul web semi e accessori per coltivare piante di marijuana e sono finiti nei guai: tre ferraresi arrestati per detenzione e coltivazione, cinque denunciati per gli stessi reati, 45 le piante di marijuana ben curate ed ad ampia chioma sequestrate (molte in fase di essiccazione) così come oltre due etti e 620 semi di marijuana, e sei grammi di hascisc.

E’ l’operazione antidroga conclusa dai carabinieri di Ferrara, Cento, Copparo, Portomaggiore e Comacchio che hanno fatto scattare 28 perquisizioni nei confronti degli acquirenti del materiale su internet, individuati grazie alle tracce elettroniche dei computer. L’operazione, chiamata ‘Pollice verde’, si inserisce in una precedente indagine del 2009-2010 che dalla provincia di Bolzano rimbalzò in tutta Italia, condotta dai carabinieri di San Candido (Bolzano): da qui l’indagine, estesa in molte regioni italiane, ha messo in luce la compravendita di semi di canapa indiana su internet. Erano disponibili oltre 100.000 semi di marijuana.

Al vertice del commercio elettronico vi era una società, ‘Semitalia’, con sede legale a Firenze, i cui titolari, due fiorentini, erano stati già arrestati lo scorso aprile per ordini di cattura. Pubblicizzavano sul web diversi tipi e e marche di ‘maria’ importata anche da paesi europei.

Oltre gli arresti, le denunce e i sequestri di droga nel blitz di stamane, che ha visto impegnati più di 100 carabinieri, sono stati scoperti e sequestrati ventilatori, lampade timer, flaconi di fertilizzante, bilancini di precisione ed altro materiale utilizzato ai fini della coltivazione dello stupefacente. Si tratta di risultati – spiegano gli inquirenti – che vanno ad assommarsi a quelli in tutta Italia per la stessa operazione e a quelli già conseguiti nel 2009/2010, con il sequestro di ben oltre 100.000 semi di marijuana, sei kg di hascisc e marijuana, 14 persone arrestate ed oltre 2500 denunciate.

I clienti, infatti, dopo gli acquisti si improvvisavano coltivatori di canapa indiana: in tutta Italia sono state ben 62 le ditte cosidette ‘grow-shop’, che avevano fatto acquisti con la Semitalia.