Ferrara, medico tossicologo ucciso. La moglie confessa

Pubblicato il 25 Gennaio 2013 0:16 | Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio 2013 0:20
Ferrara, medico tossicologo ucciso. La moglie confessa

Ferrara, medico tossicologo ucciso. La moglie confessa

FERRARA – Ha subito ammesso di essere lei l’assassina. Di aver ucciso il marito, Vincenzo Brunaldi, 48enne tossicologo che lavorava alla medicina legale di Ferrara come responsabile del laboratorio analisi. Donatella Zucchi, ex vigilessa ora impiegata all’ufficio contabilità del Comune, è  stata sottoposta a fermo.

A scoprire cos’era successo la polizia è arrivata dopo una una segnalazione giunta al 113,  in cui si diceva di andare in via Favero perché c’era un morto, e una donna che aveva ucciso il marito. All’arrivo della polizia e del magistrato di turno, Donatella Zucchi ha subito ammesso l’omcidio: ”L’ho ucciso io”. Il rapporto tra i due ultimamente sarebbe stato pieno di tensioni e continui litigi.

L’ha ucciso, secondo la prima ricostruzione, con un solo colpo alla testa, sparato con una pistola mentre il marito era a letto, dalla nuca verso la gola. Poi la donna ha preso il corpo e l’ha messo dentro sacchi grossi della spazzatura lasciandolo nella camera da letto, ai piedi del letto dove è avvenuto il delitto, in attesa di sbarazzarsene, L’uomo da due giorni era assente dal lavoro. La morte sarebbe avvenuta nella notte tra martedì e giovedì 24 gennaio, hanno riferito i medici legali. La donna ha poi portato il materasso intriso di sangue nel cassonetto dei rifiuti mentre nel garage sotto casa aveva già predisposto l’auto con sacchi e teli per portare via il corpo.

Ma avrebbe potuto fare tutto da sola? Anche spostare il corpo e metterlo nei sacchi e portar via lo stesso materasso, visto che aveva problemi alla schiena (ortopedici, con protesi impiantate, una placca metallica) e per questo non svolgeva più mansioni di vigile urbano? Queste le domande cui gli inquirenti cercando risposte: se la donna abbia fatto tutto da sola o possa esser stata aiutata da qualcuno. L’ex vigilessa aveva un porto d’armi per uso sportivo, una pistola che poteva usare solo al poligono. E da quanto è emerso vi è pure un retroscena inquietante, con ricordi in bianco e nero, di alcuni agenti e ispettori della polizia, che hanno rammentato la tragedia che nel marzo del lontano 1991, 22 anni fa, vide protagonista la famiglia Zucchi: il padre di Donatella, Nedo Zucchi, morì per un colpo di fucile partito accidentalmente durante un litigio con la moglie, Antonietta Crisante, la cui responsabilità nella morte del marito venne esclusa dalle indagini che seguirono la tragedia.