Figli a casa di mamma e papà a vita? Cassazione: finiti gli studi obbligatorio trovarsi un lavoro
Pubblicato il 17 Agosto 2020 - 10:38 OLTRE 6 MESI FA

Figlia casa a vita? Cassazione: obbligatorio trovarsi un lavoro (Ansa)
I genitori non hanno l’obbligo di mantenere i figli all’infinito, a un certo punto, terminati gli studi, devono arrangiarsi da soli.
Anche a costo di dover accettare un lavoro che non corrisponda esattamente a quello dei propri sogni: i figli a casa mantenuti dai genitori devono darsi una mossa.
Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione smonta i presupposti giuridici (e psicologici) che di fatto rendevano praticamente obbligatorio il mantenimento prolungato dei figli a carico.
Figli a casa mantenuti dai genitori, la sentenza
I giudici nell’ultimo grado di giudizio hanno sentenziato contro madre e figlio che pretendevano versamento dell’assegno da parte dell’ex marito per appunto il figlio trentenne precario.
E stabilito la revoca dell’assegnazione della casa coniugale.
Appello e Cassazione hanno smentito il tribunale: “L’assegno di mantenimento non è una copertura assicurativa”, cioè serve a fornire i mezzi per completare il ciclo formativo, non è una polizza a scadenza illimitata.
E il “ragazzo deve ridurre le proprie ambizioni adolescenziali”. Cioè, presi il diploma, o la laurea, o la specializzazione, deve provvedere a se stesso da solo.
La sentenza 17183 mette un termine alle pretese dei “bamboccioni con i capelli grigi” (Sole 24 Ore) e un po’ “choosy”. Cui non basta invocare la difficile situazione occupazionale.
Non basta invocare la difficile situazione occupazionale
La condizione di disoccupato (o precarizzato) va superata con l’impegno, tanto più che è una condizione che riguarda tutti, giovani e maturi.
Tanto più, come nel caso in questione, che l’ex marito sessantenne era tornato a vivere dall’anziana madre dopo la chiusura del negozio di ferramenta.
Il figlio può contare sui circa 20mila euro annui che gli assicurano i contratti a tempo determinato di professore di musica.
Dal “diritto a ogni possibile diritto” si deve passare, spiegano i giudici, al concetto di dovere. La necessità di adattarsi non riguarda solo i genitori. Dai trent’anni in su ognun per sé e Dio per tutti.
I giudici auspicano e in qualche modo disciplinano il transito dall’assistenzialismo alla autoresponsabilità: dalla famiglia alla società, un passaggio obbligato. (fonti Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore)