La figlia di un poliziotto alla maestra: “Cara prof che vuoi la morte di mio padre…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 febbraio 2018 13:44 | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2018 13:48
La figlia di un poliziotto alla maestra: "Cara prof che vuoi la morte di mio padre..."

La figlia di un poliziotto alla maestra: “Cara prof che vuoi la morte di mio padre…”

TORINO – “Cara professoressa che vuoi la morte di mio padre”. Risponde così la figlia di un agente di polizia via Facebook alla maestra Lavinia Flavia Cassaro, 38 anni, che nel video mandato in onda da Matrix augura la morte ai poliziotti in preda ad una crisi isterica durante il corteo degli antifascisti a Torino. Una lettera non firmata, ma che rappresenta tutti i figli degli agenti delle forze dell’ordine, e che in breve tempo ha ottenuto centinaia di condivisioni, commenti e migliaia di like sui social network.

Anche Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, ha replicato alla Cassaro e ha condannato le sue parole di odio:

“È inaccettabile ascoltare dalla voce di una docente parole di odio e di violenza contro le Forze dell’Ordine. Il Miur, appena avuta segnalazione di quanto avvenuto, è intervenuto attraverso l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte, che dopo aver svolto i necessari approfondimenti, mi ha informato che in data odierna è stato avviato un procedimento disciplinare”.

La lettera è stata pubblicata sulla pagina Facebook “Noi poliziotti per sempre”, pagina di agenti, ex agenti e simpatizzanti delle forze dell’ordine, e si legge:

“Cara professoressa, ti parla la figlia di un appartenente alle forze dell’ordine. Tu che gli urli “dovete morire”, vedi ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire. Forse tu non sai cosa vuol dire. Tu non sai cosa vuol dire vivere di turni, vivere di imprevisti, di compleanni in cui nelle foto ci sono tutti: tranne lui. Del pranzo di Natale che diventava freddo a forza di aspettarlo. Del cuscino vuoto accanto a mia madre. Del freddo, del sonno, del sangue sulla strada, degli insulti che gente come te ogni giorno rivolge a chi indossa una divisa.

Cara professoressa, hai mai provato ad accarezzare la stoffa della giacca di un poliziotto o di un carabiniere? Sai non è di un cotone morbido, non è il lusso che tutti credono che lo Stato regali a quegli uomini e a quelle donne in divisa. Cara professoressa, tu sai che mentre auguravi a quei ragazzi la morte a casa c’erano i loro bambini che si erano appena addormentati che si aspettavano di vedere i loro papà il giorno dopo come tutti i giorni? Lo sai che c’erano madri, fidanzate e mogli che in quel preciso momento stavano pensando a loro? E stavano pensando se magari potevano avere troppo freddo là fuori?

Non sono dei mostri come li dipingete. Ma sono persone. Le stesse persone che chiamate a tutte le ore se avete bisogno di aiuto, e loro anche se voi gli augurate le morte vengono ad aiutarvi: perché hanno giurato di esserci, e quella divisa che tanto odiate rappresenta anche questo. C’è chi della propria divisa ne fa un abuso, come ovunque c’è la mela marcia e sono concorde nel punirlo adeguatamente secondo le leggi, ma non per questo bisogna augurare il male a tutti coloro che indossano una divisa.

Perché io nonostante tutto non auguro del male a nessuno e mai lo farò, perché mi hanno insegnato il rispetto per la vita di tutti. Così, cara prof, ora vai e guarda negli occhi tuo padre e tuo marito/compagno/ fidanzato che sia (se ne hai uno), guardali negli occhi e cerca solo di immaginare cosa si possa provare: a sapere che tanta gente come te augura la morte a quegli uomini che per noi sono la vita”.