Condanna da 300mila €. Il figlio in bici causò morte anziana

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Ottobre 2015 11:56 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2015 7:14
Figlio causò morte anziana. A genitori 300mila € di condanna

Figlio causò morte anziana. A genitori 300mila € di condanna

MILANO – Incapaci di educare il loro figlio. E quindi condannati a pagare 300mila euro. Una sanzione che metterà inevitabilmente sul lastrico una famiglia di Milano, Claudio e Angela Pedrazzoli. Lui lavora in un’azienda di soccorso stradale. Lei è part time in un’impresa di pulizie. E poi ci sono due figli: Daniel, 26 anni, che suo malgrado ha dato origine a tutta la vicenda e Luca, 21 anni. Tutti e due se la cavano con lavoretti part time.

Ma da dove arrivano i 300mila euro di multa? Nascono da una tragedia, avvenuta più di 10 anni fa, quando Daniel di anni ne aveva 12. A quel tempo il ragazzino frequentava l’oratorio di una parrocchia milanese. Era il 2002 e l’oratorio organizzò una passeggiata in bici sui navigli.

Durante quella passeggiata Daniel forse sorpassa in modo azzardato un’amico e urta la bicicletta di un’anziana che arriva in senso opposto. La donna, Miranda Gurgo, 71 anni, a causa dell’urto perde il controllo della bici e scivola nei Navigli. Il punto non ha barriere, quando la donna viene ripescata è già in coma irreversibile. Muore dopo un mese e mezzo di agonia.

Inizia una trafila giudiziaria lunghissima, una pioggia di ricorsi e domande di risarcimento.  Racconta Giovanna Maria Fagnani sul Corriere della Sera:

La sua famiglia citò in tribunale il Parco del Ticino, ente gestore della ciclabile, e la famiglia di Daniel. Il Tribunale in primo grado li condannò in solido a versare 500 mila euro, ritenendo responsabile il Parco per la pericolosità del luogo e il ragazzo per l’imprudenza. La famiglia Pedrazzoli avrebbe dovuto versarne 198 mila. La sentenza di appello, nel 2012, ribadì la culpa in educando e il risarcimento venne elevato di 73 mila euro, sempre in solido. A quel punto, l’assicurazione Unipol del Parco del Ticino versò l’intero risarcimento alla famiglia della pensionata, compresa la parte dei Pedrazzoli, ma poi citò la famiglia di Daniel per avere un rimborso pari a 276 mila euro. La sentenza di Cassazione, depositata nei giorni scorsi, conferma la condanna, ritenendo le altre sentenze frutto di «argomentazioni logiche e congrue». Considerando le spese legali e gli interessi, si arriva a circa 300 mila.

Al di là della tragedia la famiglia non ci sta a passare per unica responsabile di quanto avvenuto. E non si arrende. Ancora il Corriere:

«Quel giorno avevamo affidato nostro figlio all’oratorio: erano loro che dovevano vigilare. La testimonianza di Daniel non è stata mai ascoltata e anche noi siamo stati giudicati incapaci di educare, senza mai essere stati sottoposti a perizie». L’ultima speranza è un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. «Chiediamo aiuto a chiunque voglia darcelo. Finora abbiamo ricevuto solo false promesse». La famiglia ha scritto al Presidente della Repubblica, al Consiglio Pontificio e a altre autorità. «Tutti spariti». Claudio e Angela hanno venduto la casa di Milano e ora abitano a Buccinasco, in affitto.«È da tredici anni che viviamo nel terrore di finire per strada. Daniel è tuttora in terapia psicologica. Vogliamo giustizia. Ci sarà pure un giudice che vorrà riguardare le carte e ascoltare le nostre ragioni».