Finmeccanica, indagato Stornelli: “Tangenti in borsoni calcio da dare a partiti”

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 marzo 2014 10:40 | Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2014 10:47
Finmeccanica, indagato Stornelli: "Tangenti in borsoni calcio da dare a partiti"

L’ex presidente di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini (Foto Ansa)

ROMA – Centinaia di migliaia di euro nei borsoni da calcio “per il settimo piano” di piazza Monte Grappa a Roma, dove c’erano gli uffici di Piefrancesco Guarguaglini e Lorenzo Borgogni, rispettivamente ex presidente ed ex addetto alle relazioni esterne di Finmeccanica. Questo dicono le carte dell’inchiesta Finmeccanica e dicono alcune delle persone coinvolte. Gli imprenditori che si aggiudicavano da Finmeccanica i subappalti per il Sistri li rastrellavano, secondo l’accusa, grazie alle fatturazioni false o gonfiate e li inviavano in contanti agli ex manager del colosso di Stato.

Le carte dell’inchiesta raccontano di

false fatturazioni e sovraffatturazioni che Selex Service management e altre società affidatarie avrebbero realizzato al solo scopo di creare fondi neri per le tangenti. Quel denaro, attraversando la Svizzera e lo stato americano del Delaware, sarebbe rientrato in Italia da Lugano attraverso gli “spalloni”.

Il quotidiano la Repubblica pubblica ampi stralci delle dichiarazioni rese da uno degli imprenditori indagati, Sabatino Stornelli, e sulle quali si fondano le ricostruzioni dei pm in merito agli sviluppi dell’inchiesta Sistri. Si parla di

5 x 1000

tre milioni versati dall’imprenditore Francesco Paolo Di Martino ai fratelli Stornelli. E di una provvista di 4 milioni, in parte versata a Borgogni e a Guarguaglini: il gran capo che, nelle intercettazioni, chiamavano “Il Grande Cesare”.

Sabelli avrebbe raccontato ai pm quanto segue:
Una mattina di settembre 2009, mio fratello Maurizio, Giovanni Sabetti e Vincenzo Berardino Angeloni portarono in Finmeccanica una parte dei soldi derivanti dalle attività di progettazione delle black box (le “scatole nere” da applicare sui camion dei rifiuti, ndr)”

Nell’ordinanza di custodia cautelare notificata dalla Guardia di Finanza a quattro persone, tra cui lo stesso Borgogni, si legge che gli imprenditori Maurizio e Sabatino Stornelli e Francesco Paolo Di Martino, arrestati lo scorso anno nel corso della prima tranche dell’inchiesta, hanno reso dichiarazioni convergenti, dalle quali emergerebbe per esempio che a consegnare le somme di denaro a Guarguaglini e Borgogni sarebbe stato di solito Vincenzo Angeloni, ex deputato di Forza Italia, dentista di fiducia di Guarguaglini e poi anche imprenditore.

“Quando riceveva il denaro – avrebbe raccontato agli inquirenti Sabatino Stornelli – diceva: servono al capo, intendendo Borgogni”.

In  passato, sempre secondo l’imprenditore, Borgogni avrebbe chiesto a Maurizio Stornelli di accreditare i soldi direttamente su un conto inglese, ma in genere a fare da tramite era Angeloni. E proprio il dentista – imprenditore, una volta, avrebbe chiesto ai fratelli Stornelli, che avevano rilevato la società calcistica abruzzese Pescina Valle del Giovenco, borsoni della squadra con gli indumenti degli atleti: le sacche da calcio sarebbero servite per sistemarvi all’interno i pacchi di denaro, che Maurizio Stornelli conservava in un doppio fondo della propria libreria.

La sera stessa della consegna, avrebbe riferito ancora Sabatino Stornelli, incontrò al bar sotto casa Angeloni, che gli disse:

Hai capito a che cosa sono servite le borse? Intendendo che erano state usate per portare via i soldi”.

I fratelli Stornelli avrebbero inoltre spiegato di essere venuti a conoscenza dall’imprenditore Nicola Lobriglio che quei soldi

“ricavati dalle sovraffatturazioni delle commesse Finmeccanica venivano poi destinati, tramite i vertici Finmeccanica, a finanziare i partiti”.

Riporta Repubblica:

Lobriglio avrebbe detto a Maurizio Stornelli che, “tramite Borgogni aveva provveduto a finanziare, con i soldi delle commesse ricevute da Finmeccanica, i suoi sponsor politici e segnatamente l’onorevole Lorenzo Cesa” (Udc, ndr). Il fratello Sabatino conferma: indica Lobriglio come “amico di Borgogni, legato politicamente a Cesa”. E racconta: “Qualche volta, con Lobriglio mi sono recato presso l’ufficio dell’onorevole Cesa in via Due Macelli. Lobriglio mi diceva che dava sempre una mano a Cesa per le elezioni”. Maurizio Stornelli dirà inoltre di Lobriglio: “Sono entrato in confidenza con lui tanto che mi ha raccontato di essere legato a famiglie mafiose calabresi”. Cesa e Lobriglio non sono indagati, il parlamentare si dichiara “totalmente estraneo a quanto attribuito da terzi”.

A corroborare le ipotesi dei pm, oltre alle dichiarazioni dei tre imprenditori, ci sarebbero anche alcune intercettazioni ambientali. Scrive Repubblica che Sabatino Stornelli si sfogava così parlando in carcere con i familiari:

“Io ho fatto solo del bene e i delinquenti stanno tutti fuori, guarda Guarguaglini, guarda Borgogni, guarda la moglie… è questo che io credo sia un’ingiustizia”.

Nella società Pescina Valle del Giovenco, si legge nell’ordinanza cautelare,

“Sabatino Stornelli era stato costretto ad entrare” da Angeloni e “da quando ne era uscito erano iniziati i suoi guai in Finmeccanica”.

Nell’estate del 2009, ricostruiscono ancora i giudici, tra Sabatino Stornelli e Angeloni ci fu una “furibonda litigata” a causa della campagna acquisti per la squadra: il dentista, infatti,

“voleva acquistare Birindelli e soprattutto Choutos, voleva ingaggiare il vice allenatore del Siena e comprare Cesar, all’epoca giocatore della Lazio, tutte spese fuori budget. Nonostante l’opposizione di Stornelli, l’interlocutore, forte della sua posizione all’interno di Finmeccanica, l’aveva avuta vinta”.