Firenze: frustate e inno nazionale nel call center per vendere aspirapolvere truffa

Pubblicato il 13 maggio 2010 8:30 | Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2010 8:57

Reclutavano personale con inserzioni sui giornali, senza specificare quale mansione avrebbero dovuto ricoprire, poi venivano “addestrati” e trasformati in telefonisti o venditori: ogni mattina, all’inizio della giornata lavorativa, venivano “caricati” da quelli che “ce l’avevano fatta” con l’ inno nazionale, canti e slogan e incitati a raggiungere risultati inarrivabili, che sarebbero stati ripagati con viaggi in località esotiche. E prima del raggiungimento dell’ obiettivo ricevevano insignificanti gadget o attestati di lode firmati dall’azienda, ma anche frustate sulle gambe quando gli appuntamenti non erano ritenuti sufficienti o umilianti richiami davanti agli altri.

Così lavorava, secondo la Guardia di finanza, la “Italcarone” di Incisa Valdarno, i cui vertici sono finiti in manette per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla frode fiscale. Quasi quattro milioni e mezzo, secondo le fiamme gialle, le vendite in nero che l’azienda, con filiali anche ad Arezzo e Massa, avrebbe fatto avvalendosi di centraliniste e venditori porta a porta.

Il sistema è noto, ed è stato raccontato anche nel film di Paolo Virzì “Tutta la vita davanti”, tratto da un libro autobiografico, “Il mondo deve sapere” di Michela Murgia: gli addetti venivano pescati tra persone che avevano scarsa specializzazione e bisogno di guadagnare. Le promesse erano allettanti. Provvigioni, premi, considerazione e carriera all’interno dell’azienda, dove i vertici conducevano vite agiatissime: vestiti firmati, auto di lusso e ville, tra cui una, sequestrata a Reggello (Firenze) appartenuta anche alla famiglia Gucci.

Le telefoniste dovevano essere brave a prendere più appuntamenti possibile, i venditori a piazzare un’aspirapolvere, importato dagli Stati Uniti, del reale valore commerciale di 350 euro ma venduto a quasi 4000, presentato come “presidio medicochirurgico-elettromedicale anti acaro”. Ogni venditore veniva inizialmente accompagnato da un ‘anziano.

La prima dimostrazione, secondo gli inquirenti, veniva suggerito di farla presso un familiare o un amico caro. Che, per accontentare il parente, spesso finiva per acquistare un elettrodomestico che non avrebbe potuto portare in detrazione fiscale come auspicato dal venditore e neppure recedere dal contratto. In alcuni casi, la Finanza ha riscontrato anche false richieste di finanziamento per l’acquisto. Ma la carriera del venditore s’interrompeva presto e senza remunerazione, perché il tetto da raggiungere per ottenere le provvigioni era inarrivabile, dando così vita ad un turn over continuo, tutto a beneficio della Italcarone.

A segnalare la situazione agli inquirenti, sono stati la Federconsumatori e alcuni ex dipendenti, che hanno raccontato di turni massacranti al call center (anche 14 ore al giorno, con mezz’ora per il pranzo, pochi minuti per andare in bagno), maltrattamenti fisici e psicologici, meeting motivazionali al mattino in una sala insonorizzata della sede di Incisa.