Cronaca Italia

Firenze, i verbali delle studentesse americane: “Così quei carabinieri ci hanno violentate”

Firenze, i verbali delle studentesse americane: "Così quei carabinieri ci hanno violentate"
Firenze, i verbali delle studentesse americane: "Così quei carabinieri ci hanno violentate"

Firenze, i verbali delle studentesse americane: “Così quei carabinieri ci hanno violentate”

FIRENZE – “Venite a prenderci per favore, violentati dalla polizia”: con queste parole, in un italiano stentato, le due studentesse americane hanno raccontato di essere state stuprate da due carabinieri la notte del 7 settembre scorso a Firenze. Poche parole dette al telefono per chiamare la polizia alle 3:48 di quel 7 settembre.

Pochi minuti dopo la polizia arriva e nell’appartamento di borgo Santi Apostoli trova T., 20 anni, che piange, C., 19 anni, in stato di choc, le loro due coinquiline e una interprete già mandata dall’università americana frequentata dalle ragazze.

E’ l’interprete, spiega Stefano Brogioni su La Nazione, a raccontare agli agenti quanto sarebbe accaduto alle due ragazze dopo una serata al locale Flò. Le ragazze al telefono hanno parlato di poliziotti, ma intendevano carabinieri, come emerge del resto anche dalle riprese delle videocamere di sorveglianza di borgo Santi Apostoli, che alle 3:14 riprendono un’auto dell’Arma in entrata e poi la stessa auto in uscita alle 3:32.

Scrive La Nazione: 

La prima ad essere sentita è T. (…) La ragazza racconta di aver bevuto due bicchieri di vodka, mentre l’amica C. aveva «bevuto molto» (l’alcoltest a cui saranno sottoposte entrambe prima delle 7 del mattino, riscontra un tasso da sequestro di patente: 1,68 grammi per litro per T., 1,59 per C.). La ragazza riferisce di aver chiesto ad alcuni presenti un aiuto per chiamare un taxi per tornare a casa. Uno dei «numerosi poliziotti presenti» si offre di chiamare un taxi. Tuttavia, quando escono, la stessa persona dice che, con un collega, le avrebbe riportate a casa. La gazzella lascia il parcheggio del Flò alle 2.49. T. racconta che una volta scese, i due carabinieri («uno piuttosto giovane e con fisico atletico, l’altro sui 45-50 anni ed un po’ calvo») entrano anche loro nel palazzo. C. era entrata in ascensore con il conducente (si tratta del carabiniere scelto Pietro Costa, 32 anni), mentre T. sale a piedi. T. aveva notato che nell’ascensore, l’amica si stava baciando. A quel punto, il più anziano dei due (l’appuntato scelto Marco Camuffo, nato nel 1970) l’avrebbe spinta verso la finestra sul pianerottolo e le avrebbe abbassato i pantaloni. Terminato il rapporto, T. racconta di aver afferrato l’amica, nel frattempo uscita dall’ascensore, di essere entrata in casa e chiuso la porta.

 

Due giorni dopo arriva anche la versione del militare Marco Camuffo, che ha detto di essere andato al Flò per un intervento e di esser poi stato invitato dal titolare del locale a bere un caffè al bancone. Camuffo ha riferito che due ragazze si erano avvicinate chiedendo un aiuto per trovare un taxi per tornare a casa, ma dal momento che non c’erano taxi disponibili lui e il collega si erano offerti di portarle loro con le auto di servizio (cosa vietata).

Il racconto, però, si discosta in alcuni punti, fa notare Brogioni su La Nazione: 

Camuffo dice che la ragazza «si era abbassata i pantaloni». Al termine dell’atto, la ragazza gli ha chiesto il suo recapito telefonico, annotato da questa su whatsapp. L’appuntato ha detto anche le due ragazze «non sembravano ubriache».

Il 12 settembre anche Costa si presenta dal pm. Sostiene anche lui di non aver notato che le due ragazze fossero ubriache: “Non ho sentito puzza di alcol”, avrebbe detto. Anche se un un altro carabiniere sentito tra quelli intervenuti al Flò riferisce di almeno una ragazza “un po’ brilla” che aveva chiesto un taxi.

Costa dice anche di aver visto il collega “cercare di abbassare i pantaloni dell’altra ragazza”. Mentre per quanto riguarda il rapporto che lui ha avuto con l’altra studentessa dice che questa lo aveva invitato ad entrare in casa ma l’altra ragazza aveva detto che non era possibile. A quel punto erano entrati nell’ascensore, si erano baciati, si erano trovati nudi ed avevano consumato un rapporto sessuale. Al termine, continua Costa, “le due ragazze erano entrate in casa tranquillamente”.

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