Firenze, il racconto delle studentesse americane: “Mi ha spinto sul muro e…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 febbraio 2018 15:34 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2018 15:38
Firenze, il racconto delle studentesse americane: "Mi ha spinto sul muro e..."

Firenze, il racconto delle studentesse americane: “Mi ha spinto sul muro e…”

FIRENZE – Le due studentesse americane di 20 e 21 anni che hanno accusato due carabinieri di averle violentate nel palazzo di Firenze sono state interrogate per 12 ore lo scorso 22 novembre. Un interrogatorio per cristallizzare, con l’incidente probatorio, le loro dichiarazioni su quanto accaduto quella notte del 7 settembre. “Pensavamo di essere al sicuro, poi mi ha spinto sul muro”.

Una sintesi delle domande degli avvocati della difesa e le risposte delle ragazze, sono state pubblicate dal Corriere della Sera e dal Corriere Fiorentino. I quesiti dei legali – 250 quelli annunciati – sono stati filtrati dal gip Mario Profeta che in alcuni casi, come si legge dal quotidiano, è intervenuto per dichiararli inammissibili come la domanda “trova sexy gli uomini che indossano la divisa?”, definendoli anche invadenti, con un'”ironia fuori luogo” e arrivando a dire “Non l’ammetto, non torno indietro di 50 anni” alla domanda se indossavano quella sera biancheria intima e che “il sadismo non è consentito” quando è stato chiesto se le urla di una ragazza “erano di parole o di dolore”.

Nelle loro risposte una delle ragazze spiega che era “completamente ubriaca”, l’altra che era “un po’ brilla”, poteva “camminare e parlare ma non ero completamente presente a me stessa”. E’ il carabiniere più giovane, racconta una di loro, che si offre di chiamare, col loro telefono, un taxi. Entrambi poi si offrono “di portarci a casa” dal locale dove si trovavano tutti: “Più sicuri di così non potevamo essere, chi meglio di loro” spiega l’altra studentessa. Le ragazze in auto cercano anche di “fare un video di loro ma ci hanno sgridate”, così lo hanno subito cancellato: lo “trovavamo buffo e divertente”.

All’arrivo a casa anche i carabinieri entrano nel palazzo: “Immaginavo che ci volessero aiutare perché la mia amica non poteva stare in piedi”, risponde una spiegando che lei ha poi fatto le scale con uno dei militari mentre l’amica saliva in ascensore con l’altro: “Non era in grado di camminare. Dicevano: ti aiuteremo”. Poi il racconto della violenza, il carabiniere che le chiede se può baciarla, lei che risponde di no, e “lui mi ha spinto contro il muro”: “Non mi ha minacciata però mi sentivo minacciata dal fatto che lui porta un’arma”.

“Mi ricordo che ero contenta di essere arrivata a casa – il racconto dell’altra – ero molto grata ai carabinieri. Pensavo si prendessero cura di noi”. “Mi ricordo che l’ho baciato. Non gli ho detto di smettere ma tutto quello che ho pensato era: voglio dormire. Nel momento della violenza ero così sconcertata, quando nell’ascensore ha iniziato a toccarmi non avevo la forza di dire o fare qualcosa”.