Firenze, Tribunale militare condanna a 6 mesi i 2 carabinieri accusati di stupro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 novembre 2018 19:14 | Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2018 19:15
carabinieri firenze

Carabinieri Firenze, Marco Camuffo e Pietro Costa condannati a 6 mesi (foto Ansa)

FIRENZE – Sei mesi di reclusione per il reato militare di violata consegna (con la sospensione della pena) per Marco Camuffo e Pietro Costa, i due carabinieri coinvolti – nel settembre 2017, a Firenze – nel caso di violenza sessuale a due studentesse americane. Assoluzione per il reato di peculato, invece, con riferimento all’uso improprio dell’auto di servizio. E’ la sentenza del gip del Tribunale militare di Roma, che segue di un mese quella del giudice ordinario di Firenze che aveva condannato per la violenza Camuffo a 4 anni e 8 mesi di reclusione, con l’abbreviato, e aveva rinviato a giudizio Costa (il processo nei suoi confronti comincerà il 10 maggio).

I due militari, di recente destituiti dall’Arma, sono accusati di aver violentato le due studentesse, di 20 e 21 anni, dopo averle riaccompagnate a casa con l’auto di servizio. A far scattare l’inchiesta fu la denuncia delle giovani Usa che si rivolsero alla polizia. Le ragazze raccontarono di aver incontrato in un locale di piazzale Michelangelo i due militari che poi si offrirono di portarle a casa a bordo della gazzella. All’arrivo i carabinieri entrarono con loro nel palazzo dove poi, secondo l’accusa, per le scale e nell’ascensore, le avrebbero costrette a subire rapporti. Una versione dei fatti ribadita agli inquirenti anche durante l’inchiesta.

All’opposto, i due militari hanno sempre negato di averle violentate, affermando che il rapporto era consensuale. Interrogati, hanno affermato che sarebbero state le ragazze a prendere l’iniziativa, e di non essersi accorti, come invece accertato dagli esami eseguiti alcune ore dopo sulle giovani in ospedale, che erano ubriache. Quanto, poi, al fatto di averle riaccompagnate a casa con l’auto di servizio, quella sarebbe stata – così l’hanno definita – solo “una galanteria”.

Proprio questa “galanteria” è uno degli addebiti mossi ai due ex carabinieri dalla procura militare di Roma. In particolare, Costa e Camuffo sono accusati di concorso in violata consegna per una serie di condotte: l’aver fatto salire a bordo dell’auto di servizio le due studentesse “senza autorizzazione alcuna, in assenza di ragioni di servizio e senza comunicare alcunché alla centrale operativa”; l’aver “sostato all’interno di un privato edificio” (quello dove sarebbe avvenuta la violenza – ndr) “in assenza di esigenze di servizio e per fini meramente privati, per circa mezzora, lasciando l’autovettura incustodita sulla pubblica via con all’interno le armi lunghe”; l’aver modificato “arbitrariamente” l’itinerario previsto nel loro ordine di servizio (nel quale nulla è stato annotato), portandosi in un settore di competenza di un’altra forza di polizia. Per quanto riguarda, invece, il reato di concorso in peculato militare, questo si sarebbe concretizzato – secondo l’accusa – nell’essersi appropriati dell’autovettura di servizio “effettuando il tragitto da Piazzale Michelangelo a Borgo Santi Apostoli per fini diversi da quelli istituzionali e comunque non consentiti”. Il giudice ha però assolto i due carabinieri da questa imputazione in quanto ha giudicato come “temporaneo e con un danno erariale di 3 euro” l’utilizzo della vettura.