Foligno, il maestro: “Esperimento per spiegare la Shoah”. Prima insulta i neri, poi la nostra intelligenza

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 febbraio 2019 11:54 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2019 12:51
Foligno, il maestro: "Esperimento per spiegare la Shoah". Prima insulta i neri, poi la nostra intelligenza

Foligno, il maestro: “Esperimento per spiegare la Shoah”. Prima insulta i neri, poi la nostra intelligenza

ROMA – Si trattava solo di “una sperimentazione didattica che puntualmente ho annunciato ai ragazzi”: è quanto ha detto il maestro che in una scuola elementare di Foligno si è rivolto a un alunno di colore additandolo e umiliandolo di fronte ai compagni (“vero che brutto?”). Il docente è stato intervistato da “Porta a Porta” dove ha spiegato di aver informato gli alunni di quanto stava per compiere in classe.

“Ho detto – ha sostenuto ancora il maestro -: possiamo fare una cosa di questo tipo? E loro mi hanno risposto: proviamo”. L’uomo ha spiegato anche di avere avvisato gli alunni e sottolinea che in quel momento in classe si parlava “della Shoah, dell’integrazione”. “E quindi – ha concluso il maestro – era per suscitare una provocazione”.

Fin qui l’autodifesa, a naso posticcia e di sicuro stravagante a dir poco, del maestro che nel frattempo è stato sospeso in via cautelare finché il Ministero dell’Istruzione non avrà svolto tutti gli accertamenti necessari. A parte la confusione, indegna di un pedagogo degno di questo nome, tra Shoah e integrazione, l’esperimento sociale dedotto dall’università della rete manca di ogni presupposto minimo di corretta applicazione. 

E’ un caso che a fare da cavia – perché di questo si tratta – siano stati il ragazzino di colore e la sorellina maggiore in un’altra classe? E il consenso informato? I bambini raccontano un’altra verità, più plausibile e molto meno edificante.  A parlare di quanto accaduto sono stati gli stessi alunni, che si sono anche ribellati: una bambina ha perfino tentato di girare il banco al quale era seduto il compagno.

Il padre: “A mia figlia ha detto possiamo chiamarti scimmia”. Difficile dar torto al padre nigeriano del bambino, in Italia da 17 anni che si è premunito di negare che il nostro e il suo sia un paese razzista. Il problema è il maestro: “A nostra figlia ha detto: sei così brutta che possiamo chiamarti scimmia”, anche questo un esperimento?

“È un episodio di razzismo e non si è trattato di un esperimento sociale. I miei figli stanno male. I miei figli – ha detto ancora l’uomo – stanno molto bene dentro la scuola con gli altri bambini, il problema è soltanto con questo maestro. In tanti anni che siamo in questo Paese è la prima volta che ci capita una cosa del genere”.

Ha poi sottolineato la solidarietà degli altri genitori evidenziando che l’Italia “non è un Paese razzista”. “Altrimenti – ha aggiunto – non saremmo qui da tanto tempo. In Italia abbiamo fatto tante cose belle, tra cui i nostri cinque figli”. Prima di salire in auto con la moglie e il legale rispondendo alla domanda se crede alla versione del maestro in merito all’esperimento sociale, ha sottolineato che il docente “non aveva informato gli alunni”. “E comunque – ha concluso – non riterrei giusto che possa aver preso i miei figli per fare un esperimento”.