Fonderia Bozzoli: operaio Ghirardini avvelenato col cianuro

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Novembre 2015 18:32 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2015 10:32
Fonderia Bozzoli: operaio Ghirardini avvelenato col cianuro

Fonderia Bozzoli: operaio Ghirardini avvelenato col cianuro

BRESCIA – L’operaio Giuseppe Ghirardini è morto per avvelenamento da cianuro. Nello stomaco del lavoratore dell’azienda bresciana Bozzoli (il cui proprietario è sparito a sua volta l’8 ottobre) è stato trovato una capsula contenente un’anima di cianuro, non naturale e che non si troverebbe sul mercato libero.

Ghirardini è morto prima di parlare con i carabinieri della scomparsa anomala di Bozzoli. Ed è stato fra i pochi ad aver visto per l’ultima volta l’imprenditore alla Fonderia la sera della sparizione. E’ stato trovato il cadavere nel bosco a 100 chilometri metri da casa sua. Due casi che difficilmente possono non essere messi in relazione, spiegano gli inquirenti. Tutto nasce alla fonderia, la chiave per risolvere il giallo è lì. Ghirardini è morto prima di essere sentito dai carabinieri, era stato convocato quel giorno. Sapeva o aveva visto qualcosa, era afflitto da rimorsi inconfessabili, aveva paura?

Le ultime attività al telefonino raccontano di due post da interpretare su Facebook: “Guardati bene le spalle sempre… Pugnalate arrivano da chi meno te lo aspetti”, “Madonnina proteggici, aiutaci nelle difficoltà”. Amici e colleghi descrivono Ghirardini, 50 anni, come un uomo che le sparava un po’ grosse su avventure di caccia, di cui era appassionato, e donne. Forse anche per allontanare i pensieri tristi di una famiglia in cui Ghirardini aveva visto morire il fratello di incidente, per malattia la sorella, per suicidio la nipote.

Ma non si raccontano attriti con il padrone che lo trattava con simpatia. Gli avvocati di Bozzoli invitano chi sa a parlare, per loro la Fonderia dei lingotti d’ottone resta il luogo del mistero, da lì, da quella sera tutto è cominciato.