Fondi editoria: Ciarrapico condannato a 5 anni dopo crac Eco

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Dicembre 2015 22:58 | Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2015 22:58
Fondi editoria: Ciarrapico condannato a 5 anni dopo crac Eco

Fondi editoria: Ciarrapico condannato a 5 anni dopo crac Eco

ROMA – Il crac della società “Editoriale Ciociaria Oggi” (Eco) costa all’ex parlamentare Giuseppe Ciarrapico una condanna a 5 anni di reclusione. La sentenza è arrivata nella giornata di lunedì dai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Roma. Bancarotta il reato contestato all’imprenditore dal pm Francesco Dall’Olio, titolare del fascicolo sulla gestione dei fondi nell’editoria, che aveva sollecitato una condanna e 4 anni e sei mesi.

I giudici hanno inoltre condannato Antonio Maria Sinapi a 4 anni, in qualità di amministratore unico del gruppo tra il ’99 e il 2009. Condannato a 3 anni anche Marco Tartarini, succeduto a Sinapi nel ruolo di amministratore e Mario Infante (2 anni) sempre per il ruolo apicale ricoperto nella società. Altra condanna ha riguardato Leopoldo Pagliari (3 anni e sei mesi) che secondo l’accusa era il gestore di fatto della società “Eco”.

I giudici hanno inoltre disposto il versamento in favore delle parti civili di una provvisionale da 300 mila euro che dovrà essere pagata da Ciarrapico, Sinapi e Pagliari. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero, Ciarrapico avrebbe utilizzato le casse dell’azienda con “l’intenzione di ingannare i soci e il pubblico” e per “conseguire un ingiusto profitto”. Nel capo di imputazione viene affermato, tra l’altro, che l’ex parlamentare ha “esposto nella situazione contabile al 31 dicembre del 2009 fatti materiali non rispondenti al vero, in modo non idoneo ad indurre in errore i destinatari della comunicazione”.

In particolare “indicavano tra le voci di attivo – è detto – beni materiali… non risultanti dal libro cespiti e non rinvenuti in sede di inventario fallimentare”. Un modus operandi che ha portato “al dissesto della società, in quanto attraverso la falsa rappresentazione della situazione patrimoniale – scrivono i pm – della società e l’occultamento della situazione di squilibrio finanziario per evitare” provvedimenti previsti dal codice civile. In passato la Guardia di Finanza sequestrò beni e proprietà per un valore di 2,5 milioni di euro. Si tratta di denaro che stava per essere erogato alle attività del gruppo Ciarrapico.