Fonsai: Salvatore Ligresti e Giancarlo Giannini a processo

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Luglio 2014 13:18 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2014 13:19
Fonsai: Salvatore Ligresti e Giancarlo Giannini a processo

Fonsai: Salvatore Ligresti e Giancarlo Giannini a processo

MILANO – Il giudice di Milano ha disposto il rinvio a giudizio di Salvatore Ligresti e dell’ex presidente Isvap Giancarlo Giannini accusati di corruzione. Il processo al via il 4 novembre. La vicenda ruota intorno all’interessamento di Ligresti per una nomina di Giannini all’Antitrust in cambio di presunti omessi controlli nei confronti di Fondiaria-Sai. 

A disporre il processo è stato il gup di Milano Elisabetta Meyer, accogliendo la richiesta del pm Luigi Orsi titolare dell’inchiesta sull’intero gruppo di cui Ligresti è stato il patron. In questo filone di indagine Giannini, (al quale è contestata anche la calunnia), per ottenere la nomina del vertice dell’ Antitrust, una volta scaduto il mandato all’Isvap – il suo nome fu caldeggiato dal costruttore siciliano anche presso l’ex premier Silvio Berlusconi -, dal 2002 all’agosto 2010, avrebbe omesso qualsiasi controllo “nei confronti della società vigilata”, cioè Fonsai. Giannini, come si legge nel capo di imputazione, solo nell’ottobre di quattro anni fa decise “in modo tardivo e inefficace” un’ispezione peraltro da lui stesso rallentata e ostacolata.

Per la Procura dunque avrebbe tenuto un comportamento “contrario ai doveri d’ufficio” per aver avuto – e anche accettato – la promessa “dell’incarico di presidente dell’ autorità garante della concorrenza e del mercato. Promessa – hanno ricostruito gli inquirenti – cui Ligresti faceva seguire contatti con il presidente del Consiglio” di allora ma che non si concretizzò per la caduta del suo governo e l’insediamento a palazzo Chigi di Mario Monti. In questo filone d’inchiesta è spuntata anche una raccomandazione da parte di Ligresti per l’ex ministro Annamaria Cancellieri quando era commissario prefettizio a Parma. Lo stesso Ligresti ha messo a verbale di essersi “attivato” sempre presso Berlusconi in quanto Cancellieri desiderava non cambiare incarico e rimanere prefetto.