Frana Genova, Comune non ricostruisce. Cittadino paga? Permessi non arrivano…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Gennaio 2015 13:14 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2015 13:14
Frana Genova, Comune non ricostruisce. Cittadino paga? Permessi non arrivano

Frana Genova, Comune non ricostruisce. Cittadino paga? Permessi non arrivano

GENOVA – Il 19 gennaio 2014 una frana cadde su Capolungo, nel quartiere Nervi di Genova, obbligando quattro famiglie ad abbandonare le proprie case. Il 19 gennaio 2015 queste persone sono ancora fuori casa. Contro di loro gioca la burocrazia: il Comune non ha intenzione di rimediare, ritenendo che la frana ha interessato terreni di privati. Per chi ha deciso di mettere di tasca propria i soldi per i lavori, come Luigi Costanzo, la strada è ancora in salita: i permessi, dopo mesi di attesa, non sono ancora arrivati.

Matteo Indice su Il Secolo XIX scrive:

“le quattro famiglie (dieci persone) alle quali è stata negata dal Comune la possibilità di rientrare, sono state paralizzate da un ginepraio di burocrazia e rimpalli che neanche in un fumetto. Al punto che c’è persino chi ha deciso di metterci 300 mila euro di tasca propria, pur di tornare a casa, schiantandosi contro conferenze dei servizi, responsabili paesistici, Soprintendenza e quant’altro.

Risultato: pure un restyling che poteva cominciare a luglio resta al palo a causa d’un tardivo via libera. E siccome la compagine delle “vittime” non sempre ha proceduto compatta, c’è un’altra famiglia che ha deciso di fare causa agli enti locali e ai compagni di sventura, cosicché sulla vicenda s’è abbattuto l’immancabile processo civile”.

Tutto inizia lo scorso 19 gennaio, quando una frana si stacca tra i comuni di Genova e Boscaglio, mettendo in pericolo 5 palazzine di Capolungo:

“A Capolungo invece, scampato il rischio per le persone, ecco profilarsi la più classica delle domande: chi avrebbe dovuto rimettere in sicurezza la zona, consentendo alle quatto famiglie di tornare? Il Comune si chiama subito fuori, sostenendo che è accaduto tutto su terreni privati.

I residenti e i loro consulenti (in particolare Alfonso Bellini che assiste una delle famiglie, oltre ad essere il perito della Procura nelle inchieste sulle alluvioni che hanno flagellato la città dal 2011 ad oggi) replicano con foto, studi e indagini tecniche: il primo movimento, insistono, è stato alla base della parete, su una porzione di proprietà demaniale. Interviene l’Agenzia del demanio? Proprio no. «Noi – è la sintesi della loro risposta – ci siamo affidati agli enti locali»”.

E per gli inquilini che hanno deciso di mettere di tasca loro i soldi del risanamento, la burocrazia ha comunque rallentato i tempi:

“Luigi Costanzo, magistrato, fa preparare i progetti ed è pronto ad accollarsi i 300 mila euro di costo pur di avviare il risanamento. E qui viene il bello: ancora il Comune, da una parte, subordina la facoltà di tornare alla certificazione d’un tecnico, che confermi l’esecuzione dei lavori e la stabilità dell’area.

Dall’altra, per mesi, rende praticamente impossibile qualsiasi scavo o similare: si convocano due conferenze dei servizi, si mette in mezzo l’ufficio paesistico, entra in campo la Soprintendenza. Un percorso a ostacoli chiuso solo di recente, ma ancora e rigorosamente sulla carta”.

Alessandro Costanzo, figlio di Luigi, spiega:

“«Lo scaricabarile sta creando il cortocircuito per cui l’amministrazione pubblica, proprietaria del pezzo di costone dov’è iniziato il disastro, si disinteressa di quel che accade sopra. Senza contare che si è buttato un anno e la frana resta in movimento»”.