Omicidio Franca Ganassi, dopo 15 anni arrestato in Marocco l’assassino grazie al Dna

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Maggio 2020 19:33 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2020 19:37
Omicidio Franca Ganassi, dopo 15 anni arrestato in Marocco l'assassino grazie al Dna

Omicidio Franca Ganassi, dopo 15 anni arrestato in Marocco l’assassino grazie al Dna

BOLOGNA – Un cold case risolto dopo 15 anni. È stato arrestato a Casablanca, in Marocco, il presunto assassino della 60enne reggiana Franca Silvana Ganassi, uccisa a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, la sera del 30 dicembre 2005 e trovata cadavere la mattina dopo, su un muretto.

A finire in manette, il 44enne marocchino Mustapha Bouzendar. La chiave del giallo è nel Dna, risultato compatibile con il codice genetico isolato dalle tracce di liquido seminale trovato sugli indumenti della vittima.

Chi uccise Ganassi avrebbe infatti tentato di violentarla sessualmente, prima di colpirla con almeno dieci bastonate nel parco della Resistenza, nel pieno centro del paese nel comprensorio ceramico reggiano, intorno alle 20.

La donna poi riuscì a trascinarsi fino a via Mazzini, a pochi metri dalla sua stessa abitazione.

Le indagini sul delitto non si sono mai fermate. L’attività di campionamento biologico – 200 i Dna acquisiti nel corso degli anni – è continuata fino al maggio dello scorso anno, quando si è arrivati al momento decisivo.

Il magistrato di collegamento in Marocco, Alberto Landolfi, ricevette un’informazione secondo cui un marocchino che aveva a che fare con il delitto sarebbe stato ospitato da una famiglia di connazionali a Scandiano, fino al 2006.

Così, assieme al pm Maria Rita Pantani della Procura di Reggio e ai carabinieri del nucleo investigativo e del reparto operativo reggiano – guidati dai tenenti colonnello Stefano Bove ed Emilio Bosini – disposero intercettazioni telefoniche e si arrivò ad avere nome e il cognome del sospettato.

A quel punto scattò la rogatoria internazionale. I due magistrati, assieme ai militari italiani in trasferta all’estero, con la collaborazione delle autorità marocchine, lo rintracciarono.

E, durante l’interrogatorio, sequestrano una tazza di caffè e una sigaretta che gli erano stati offerti, spedite poi ai Ris di Parma per il campionamento del Dna, che non era tra quelli repertati nel corso degli anni, ma che combaciava con quello trovato sui vestiti di Franca Silvana Ganassi.

Due giorni fa la parola fine, con l’arresto del nordafricano eseguito dalla polizia marocchina dopo l’ordine di cattura internazionale.

“L’uomo si trova nel carcere di Akasha”, ha spiegato Landolfi – e rischia la pena di morte nel suo Paese. Ma su mandato del ministro Bonafede, abbiamo chiesto che qualora fosse questa la condanna, non sia eseguita.

Sarà processato poi anche in Italia, ma il nostro Stato non può chiedere l’estradizione perché non è prevista, reciprocamente, dalla convenzione col Regno del Marocco”. (fonte ANSA)