Cronaca Italia

Francesco Bellomo indagato anche a Piacenza per atti persecutori. Altri giudici rischiano

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Francesco Bellomo indagato anche a Piacenza per atti persecutori. Altri giudici rischiano

ROMA – Non solo l’inchiesta per estorsione aperta a suo carico dalla procura di Bari e il rischio di essere destituito dalla giustizia amministrativa, che si potrebbe concretizzare a breve. Ora anche la Procura di Piacenza indaga su Francesco Bellomo, il consigliere di Stato finito nella bufera dopo la denuncia del padre di una delle sue allieve.

Bellomo, accusato di aver imposto alle borsiste della sua Scuola per aspiranti magistrati un dress code (minigonne, tacchi a spillo e trucco marcato) e la risoluzione del contratto se si fossero sposate è stato iscritto nel registro degli indagati insieme al pm di Rovigo Davide Nalin, indicato da alcune corsiste come uno stretto collaboratore del consigliere di Stato nella Scuola “Diritto e scienza” e che per questa stessa vicenda qualche giorno fa è stato sospeso dal Csm dalle funzioni e dallo stipendio.

Atti persecutori e lesioni personali gravi sarebbero le ipotesi di reato contestate ai due magistrati in concorso, a quanto emerge dall’ordinanza del Csm su Nalin. Preoccupati per la fuga di notizie e per la “campagna mediatica che sta caratterizzando questa vicenda” sono i legali di Bellomo, Vittorio Manes e Beniamino Migliucci: “Non vi è alcun elemento di novità”, dicono, sono gli stessi fatti “già contestati nel procedimento disciplinare”.

Intanto altri magistrati rischiano l’azione disciplinare: sono giudici ordinari coinvolti a vario titolo nella Scuola. La procura generale della Cassazione si appresta ad avviare accertamenti sul loro conto. E se il loro ruolo fosse confermato potrebbero vedersi contestare la violazione della norma che impedisce alle toghe ordinarie di gestire o insegnare nelle scuole di preparazione per il concorso in magistratura.

Quanto all’inchiesta di Piacenza, tutto sarebbe partito dunque dall’esposto del padre di una borsista, secondo cui la figlia dopo aver chiuso una relazione sentimentale con Bellomo si vide notificare dai carabinieri un avviso a presentarsi in caserma per un tentativo di conciliazione con il magistrato, che l’accusava di lesioni personali.

Richieste che vennero ripetute per presunti inadempimenti contrattuali legati alla sua borsa di studio e che fecero finire la studentessa in uno stato tale di prostrazione da determinare il suo ricovero d’urgenza in ospedale. E’ stata poi la ragazza a indicare Nalin come “mediatore” tra lei e Bellomo ogni volta che il loro rapporto si faceva critico: come quando lei aveva esitato a inviare una sua foto intima al consigliere di Stato o a definire il periodo di ferie da trascorrere insieme. E a raccontare che il pm in un’occasione le avrebbe prospettato che se non fosse stata accondiscendente a queste richieste avrebbe commesso reati che le avrebbero impedito la partecipazione al concorso in magistratura.

Ad aggravare la posizione dei due magistrati, ci sono le testimonianze di altre tre borsiste ascoltate nel procedimento disciplinare a carico di Bellomo: una ha raccontato di aver saputo dallo stesso consigliere di Stato che carpiva informazioni sulla vita privata delle studentesse grazie a un falso profilo Facebook che aveva fatto aprire a Nalin.

Le altre che era proprio Nalin a sottoporre loro il regolamento del corso, dress code compreso, e a vigilare sul rispetto degli impegni assunti con quel contratto. Racconti che hanno indotto il Csm a ritenere il pm di Rovigo un vero e proprio alter ego di Bellomo.

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