Francesco Bellomo, pm chiede il processo. Accusato di minacce al premier Conte

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Gennaio 2020 20:06 | Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio 2020 0:52
Francesco Bellomo, Ansa

Francesco Bellomo (foto Ansa)

ROMA – Calunnia e minaccia nei confronti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella sua ex qualità di vicepresidente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa: sono due tra le ipotesi di reato per i quali l’ex giudice barese del Consiglio di Stato, Francesco Bellomo, rischia di essere processato.

La vicenda che riguarda Conte, come spiega l’agenzia Ansa, fa parte del procedimento su presunti maltrattamenti commessi da Bellomo ai danni di borsiste e corsiste della sua Scuola di Formazione ‘Diritto e Scienza’ per la preparazione al concorso in magistratura, alle quali l’ex magistrato avrebbe imposto, secondo le accuse, dress code e prove di fedeltà, umiliandole e “riducendole in uno stato di soggezione psicologica”.

Quando scoppiò lo scandalo sulle borsiste, nel 2017, Bellomo fu sottoposto a procedimento disciplinare e a presiedere la Commissione che doveva giudicarlo, affiancato dalla collega Concetta Plantamura, c’era proprio Conte. L’ex giudice barese li avrebbe, secondo le accuse,  “incolpati falsamente” di aver esercitato “in modo strumentale e illegale il potere disciplinare”, svolgendo “deliberatamente e sistematicamente” una “attività di oppressione” nei suoi confronti “mossa da un palese intento persecutorio”.

Al termine del procedimento disciplinare Bellomo, racconta ancora l’Ansa, fu destituito dal Consiglio di Stato (nel gennaio 2018) ma ha continuato ad insegnare nella sua scuola. Con il rischio, secondo la magistratura barese, di imporre ad altre donne quei “codici di comportamento” che configurerebbero il reato di maltrattamenti. Per questo, dopo venti giorni agli arresti domiciliari, nel luglio scorso, è stato interdetto per dodici mesi dall’attività di insegnamento.

Oltre che per la vicenda di Conte, i magistrati che hanno coordinato l’indagine, il procuratore aggiunto Roberto Rossi e la pm Iolanda Daniela Chimienti, ne hanno chiesto il rinvio a giudizio anche per i presunti maltrattamenti su quattro donne, tre ex borsiste e una ricercatrice, contestati in concorso con l’ex pm di Rovigo Davide Nalin, e per estorsione ad un’altra ex corsista per averla costretta a lasciare il lavoro in una emittente locale.

Le borsiste, stando alle indagini, dovevano “attenersi ad un dress code ‘classico’ per gli eventi burocratici, ‘intermedio’ per corsi e convegni ed ‘estremo’ per eventi mondani”, che prevedeva gonna molto corta, vestiti di colore preferibilmente nero o, nella stagione estiva, bianco, stivali con tacco 8-12, trucco calcato e rossetto acceso. Un vero e proprio contratto, definito da una delle presunte vittime “di schiavitù sessuale”.

Agli atti dell’indagine ci sono le dichiarazioni delle donne, che hanno raccontato anche di “prove di addestramento”, alle quali dovevano sottoporsi come test sulla “gestione dell’emotività”, che sarebbero consistite in “prove di velocità” a 200 km/h a bordo di una Ferrari o “camminare in zone malfamate”. Dalle donne “prescelte” Bellomo, secondo sempre le accuse, avrebbe inoltre preteso che non si sposassero e non frequentassero uomini “sfigati”, arrivando a controllare e sanzionare i loro profili Facebook. 

Fonte: Ansa.