Francesco Messineo resta procuratore di Palermo. Csm lo salva con rimprovero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 settembre 2013 18:04 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2013 18:04
Francesco Messineo resta procuratore di Palermo. Csm lo salva con rimprovero

Francesco Messineo (Foto Lapresse)

PALERMO – Francesco Messineo resta al timone della Procura di Palermo. Lo ha stabilito il Consiglio superiore della Magistratura che ha archiviato la procedura sul trasferimento d’ufficio per incompatibilità. Il magistrato, secondo il Csm “non ha perso la capacità di esercitare con piena indipendenza e imparzialità” le sue funzioni. Salvo ma con rimprovero: l’organo di controllo dei giudici ammette l’incapacità del capo nel “tenere unita la Procura”, evitando i contrasti divenuti “laceranti” soprattutto a seguito del procedimento sulla trattativa Stato-mafia.

Un dato di cui si dovrà tenere conto quando Messineo concorrerà per altri incarichi direttivi. La decisione di chiudere il caso è passata con 17 voti a favore, sei contrari (espressi dal gruppo di Area e dall’indipendente Nello Nappi) e le astensioni del vice presidente del Csm, Michele Vietti, del primo presidente della Cassazione. Giorgio Santacroce e del procuratore generale, Gianfranco Ciani. Il caso, aperto dopo che Messineo era finito sotto inchiesta da parte della Procura di Caltanissetta per rivelazione di segreto d’ufficio (un’indagine che a giugno è stata archiviata con l’esclusione di comportamenti illeciti da parte del procuratore), è chiuso ma un altro periodo durissimo è alle porte. Non possono infatti essere cancellati gli attacchi di alcuni pm palermitani al loro capo: sono stati diversi, in questi mesi, proprio davanti alla prima commissione del Csm, a parlare del sospetto che Messineo fosse condizionato nelle sue scelte dall’allora suo vice Antonio Ingroia, mentre attribuivano la mancata cattura del boss Matteo Messina Denaro a un difetto di coordinamento delle indagini da parte del procuratore.

Il “problema Ingroia” secondo il Csm non è più attuale, dal momento che l’ex procuratore aggiunto ha ormai lasciato Palermo e la toga, mentre per il latitante più pericoloso si sarebbe trattato di una, seppur discutibile, “scelta operativa”. Si va avanti con Messineo, quindi, che molto probabilmente giovedì, nella periodica assemblea d’ufficio, dovrà affrontare l’argomento. “Non posso prevedere se si parlerà di questo”, risponde il magistrato. Ma il documento, redatto subito dopo l’inchiesta di Caltanissetta, e firmato da una trentina di pm che, assieme all’aggiunto Maria Teresa Principato chiedevano chiarimenti sull’operato del procuratore, rimane ancora attuale.