Il comandante fermato e la nave abbandonata 6 ore prima

Pubblicato il 15 Gennaio 2012 10:49 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2012 10:49

(Lapresse)

GROSSETO – Il comandante della nave Costa Concordia, Francesco Schettino, passerà la domenica in carcere a Grosseto. Tra le accuse contestate, oltre a naufragio e omicidio colposo plurimo, anche l’abbandono della nave naufragata a 50 metri dall’isola del Giglio, mentre c’erano ancora molti passeggeri da trarre in salvo. Forse, già sabato, si aspettava questo esito. Una volta a terra ha infatti chiamato la madre Rosa, una signora di ottanta anni: ”Mamma è successa una tragedia. Ma stai tranquilla, ho cercato di salvare i passeggeri. Per un po’ non vi potrò telefonare. Ma state tranquilli”. Poi il comandante ha chiesto di parlare con il fratello Salvatore, anche lui marittimo. E gli ha spiegato cosa era successo alla nave della Costa.  ”Siamo tutti qui – dice la sorella Giulia da Meta di Sorrento – mio fratello, sua moglie, la moglie di Franco e sua figlia, aspettiamo che lui ci chiami. E devo dire che sentire alcune riflessioni poco gentili ci ha fatto molto male. Conosciamo la serietà e la responsabilità di Franco e le assicuro che non è stata superficialità”.

Secondo quanto risulta agli inquirenti, Schettino già verso le 23.30 avrebbe lasciato la nave: a quell’ora però gran parte degli ospiti e dell’equipaggio stava ancora aspettando di essere evacuata nelle operazioni che si sono concluse all’alba. E’ il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio – che ha passato il pomeriggio di sabato nella caserma dei carabinieri di Orbetello a interrogare quanti tra i membri dell’equipaggio potevano aiutare a ricostruire l’accaduto – a confermare il fermo di Schettino e a spiegare che è indagato, per gli stessi reati, anche il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio. Quanto alla dinamica dell’incidente, secondo il magistrato, il comandante ”si è avvicinato molto maldestramente al Giglio, la nave ha preso uno scoglio che si è incastrato sul fianco sinistro, facendola inclinare ed imbarcare tantissima acqua nel giro di due, tre minuti”.

Ai comandi ”c’era Schettino”, ed è stato lui ”ad ordinare la rotta: questo è quanto ci risulta. E’ stata una manovra voluta”. Al vaglio degli inquirenti anche il fatto che il passaggio molto vicino all’isola del Giglio sia stato deciso per far ”salutare” ai croceristi i paesi dell’isola illuminati nel buio. Un’ipotesi questa fatta anche dal sindaco del Giglio Sergio Ortelli: la rotta delle navi che da Civitavecchia ”risalgono” verso la Liguria, come la Costa Concordia, è a circa 2-3 miglia dall’isola. Accade anche che ”molte navi passano dal Giglio a salutare con un fischio di sirena gli abitanti. Ma questa volta è andata male”. Sempre secondo quanto spiegato, l’impatto sullo scoglio è avvenuto alle 21.45 di venerdì ”ma – aggiunge il procuratore – non è stata avvertita subito la capitaneria”.

Intanto la nave e’ stata posta sotto sequestro dalla magistratura così come la ‘scatola nera’, ovvero la registrazione di quanto avvenuto in plancia durante la navigazione. Acquisiti anche i tracciati della rotta. E proprio la rotta seguita dalla nave e su quale scoglio sia andata a sbattere sono tra le questioni al centro degli accertamenti. Prima di essere fermato il comandante Schettino, al Tgcom24, aveva riferito: ”Mentre navigavamo ad andatura turistica abbiamo impattato uno sperone di roccia che non era segnalato. Secondo la carta nautica, doveva esserci acqua a sufficienza sotto di noi”.

Quella penale non è l’unica indagine aperta sulla tragedia: è stata avviata anche un’inchiesta amministrativa, da parte del ministero dei trasporti. ”Il mio assistito comprende le ragioni del fermo di polizia giudiziaria che lo ha colpito ma come suo difensore vorrei dire che diverse centinaia di persone devono la vita alla perizia che il comandante della Costa Concordia ha manifestato nell’emergenza”. L’ha detto sabato sera l’avvocato Bruno Leporatti di Grosseto, il legale che difende il comandante Francesco Schettino. ”Dico questo – ha continuato l’avvocato Leporatti – perché bisogna essere molto bravi a portare una nave come quella da 117 mila tonnellate di stazza e lunga 300 metri, in avaria dopo la collisione, facendola avvicinare alla terraferma e consentendo soccorsi più ottimali grazie ai quali e’ stato possibile salvare tantissime persone. La manovra secondo me è stata brillante da un punto di vista nautico”.

Ora Schettino è in stato di fermo nel carcere di Grosseto e ci rimarrà almeno fino a lunedì (o martedì) quando ci sarà l’udienza di convalida davanti al giudice che dovrà decidere se confermare l’arresto o rimettere il comandante in libertà.