Costa Concordia, periti: “Personale impreparato, ordini di Schettino confusi…”

Pubblicato il 12 settembre 2012 21:00 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2012 10:52
Costa Concordia

(LaPresse)

GROSSETO – Dopo appena 6 minuti che la Costa Concordia toccò lo scoglio che l’avrebbe poi fatta affondare Francesco Schettino sapeva che la nave sarebbe calata a picco eppure non avvisò subito la capitaneria di porto. Inoltre quella notte in plancia vennero dati ordini “a metà”, le operazioni di abbandono nave vennero fatte con 50 minuti di ritardo e sulla nave “il personale era impreparato”. Questa l’analisi fatta dai periti del Gip di Grosseto sulla tragedia del 13 gennaio 2012.

Schettino sapeva 6 minuti dopo l’impatto. Il comandante Francesco Schettino ”realizza che la nave può affondare”, sostengono i periti, alle 21.51 e 53 secondi, circa sei minuti dopo l’impatto della Concordia con lo scoglio del Giglio, avvenuto alle 21.45 e sette secondi.

Alle 21.46 Schettino chiede ”ma dove abbiamo toccato?” e gli viene risposto: ”Su uno scoglio a pelo d’acqua”. Da questo momento – scrivono i periti – Schettino non conosce l’entità del danno ma dovrebbe adottare la procedura prevista in caso di collisione, ma non dà alcuna comunicazione per allertare l’equipaggio.

”Tre minuti dopo l’impatto il comandante viene informato dal direttore di macchina di avere un notevole ingresso di acqua tale da non permettere di entrare in sala macchine”. Alle 21.51 e 53 Schettino dice: ”E allora stiamo andando a fondo, praticamente, non l’ho capito?”. I periti continuano spiegando che Schettino non allerta la capitaneria ma, anzi, alle 22.02 ”minimizza la situazione”, quando, qualche minuto prima, alle 21.58, aveva spiegato a Ferrarini dell’entrata d’acqua fino al quadro elettrico principale.

Schettino a Ferrarini: “Alla stampa che dico?”. ”Allora Robè qua le cose si stanno mettendo male, perché qua non la vedo bene. In questo momento ci sono i locali macchina allagati, sta uscendo acqua, si sono allagati tre compartimenti, mi confermate ragazzi?”. Sono le ore 22.27.05 quando il Comandante della Costa Concordia Francesco Schettino chiama per la quarta volta il responsabile dell’unità di crisi a terra di Costa Crociere Roberto Ferrarini dopo l’impatto con lo scoglio de Le Scole.

I periti che hanno curato la relazione tecnica descrivono le comunicazioni partite dalla plancia di comando e dirette ad interlocutori esterni alla nave. Sono le 22.33.40 ”Roberto, abbiamo tutto in avaria. Mi trovo a 0,2 dall’isola. Mi sono fatto scarrocciare, ho dato l’emergenza generale. Ho parlato con le hostess che adesso fanno gli annunci, mantengono le persone calme. Siamo sotto l’isola”. L’ultimo contatto è alle 23.11.55 ”Roberto stiamo evacuando i passeggeri a terra. La nave ho dato fondo alle ancore” e infine ”alla stampa cosa dico? No, no alla stampa. Alla Capitaneria ho detto che abbiamo avuto un black out ma io quello ho detto, la verità”.

Equipaggio impreparato. I periti sostengono anche che ”parte dell’equipaggio destinato a incarichi chiave non conosceva i propri compiti in caso di emergenza”. Secondo i periti l’emergenza generale venne lanciata con ”colpevole ritardo”. Non solo, a parte dei componenti l’equipaggio erano stati attribuiti ”incarichi di emergenza senza che fosse stata fornita loro la familiarizzazione prevista per soddisfare i requisiti” previsti dalla legge in casi di pericolosità”, ma ”ai mezzi collettivi di salvataggio – aggiungono i periti – sono stati assegnati membri dell’ equipaggio che non erano in possesso” del certificato di idoneità”. Infine, ”non tutto l’equipaggio era in grado di capire le istruzioni in caso di emergenza nella lingua di lavoro (italiano)”.

Caos in plancia: “ordini a metà”. Secondo i periti subito dopo l’impatto in plancia ci fu una situazione di confusione con “una serie di ordini incompleti da parte del comandante Francesco Schettino seguiti da incomprensioni con il timoniere che non capisce cosa deve fare o che sbaglia ad eseguire”.

”Queste dinamiche – è la conclusione – hanno sicuramente aggravato una situazione già di per sé critica e possono avere concorso al verificarsi della collisione avvenuta immediatamente dopo”.

”Alle 21:39:31 – elencano i periti – il comandante ordina 300. In questo modo l’ordine non e’ incompleto, in vicinanza della costa (circa un miglio) è opportuno specificare l’angolo di barra del timone con cui effettuare l’accostata, determinando la velocita’ con cui la nave accosta”.

”Alle 21:40:50 – continuano – a seguito di un nuovo ordine di rotta non compreso immediatamente dal timoniere, più persone partecipano al dialogo per riuscire a chiarire l’ordine impartito”, mentre poco dopo i periti scrivono che ”dalla concitazione dei dialoghi appare che il timoniere non sia reattivo come dovrebbe e che talvolta non comprenda, soprattutto in una situazione delicata come la vicinanza alla costa”. ”Dalle 21:44:48 alle 21:45:02 si rileva che il timoniere sbaglia a eseguire l’ordine del comandante”.

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