L’Aquila: Francesco Tuccia, 8 anni in Appello per stupro fuori dalla discoteca

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Dicembre 2013 20:09 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2013 20:56

stuproL’AQUILA – Otto anni di carcere confermati in appello per Francesco Tuccia, il giovane ex militare che la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 lasciò in una pozza di sangue al gelo una studentessa fuori da una discoteca a PizzoliL’Aquila, dopo uno stupro. La ritrovarono i buttafuori del locale Guernica, agonizzante e destinata a morte quasi certa viste le condizioni e visto che quella notte si gelava in mezzo alla neve. Tuccia rischiava una pena di 11 anni, come richiesto dal procuratore generale Ettore Picardi.

Nonostante la conferma della pena la Corte d’Appello dell’Aquila ha riformato parzialmente la sentenza di primo grado.

”È stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà e sevizie ma la Corte ha derubricato le lesioni da dolose a colpose. Con questi due fattori si è arrivati alla conferma della pena attraverso un riequilibrio”

Lo ha detto il giudice relatore Aldo Manfredi. L’aggravante era stata chiesta dal procuratore generale nei motivi d’appello. Tuccia è stato anche condannato alla interdizione perpetua da tutti i tipi di incarichi di tutela e curatela. In aula al momento della lettura c’era una fortissima rappresentanza delle associazioni di donne. Tra queste le esponenti del Centro antiviolenza dell’Aquila, riconosciuto parte civile nel processo di primo grado.

Quella notte di febbraio, al rapporto non consensuale, si aggiunsero sevizie: la ragazza venne penetrata con un oggetto che le perforò l’utero. Le perizie parlarono di “fisting” e, è il teorema dell’accusa, sebbene i due avessero iniziato nel locale dei preliminari consensuali non può esserci stato consenso a un rapporto così violento. Il fatto che la giovane fosse ubriaca e quindi probabilmente non del tutto lucida non è stata considerata un’attenuante.

L’avvocato di Tuccia, Antonio Valentini, anche in appello ha sostenuto la tesi del rapporto consensuale, seppur estremo, e chiesto l’assoluzione:

“Gli stessi testimoni ci dicono che i due avevano avuto all’interno del locale delle effusioni, consistite nel mettersi l’uno verso l’altro le mani all’interno dei pantaloni che erano slacciati, non vi è stata alcuna violenza. Questi atteggiamenti intimi rappresentano un dato di fatto, imprescindibile da qualsiasi giudizio”. Parlando poi della fuga del giovane il legale ha evidenziato che “Tuccia era seduto in macchina, ferma, intento a fumarsi una sigaretta, era sconvolto”.

Quanto al fisting il legale ha detto che:

“Si tratta di una pura invenzione. Si è trattato, lo ha dichiarato lo stesso Tuccia, di una manipolazione pre-rapporto sessuale che gli è deflagrata e si è messo paura, se non mi credete allora perché non facciamo un’ altra perizia?”.