Francesco Zampaglione e la rapina in banca: “Era un atto dimostrativo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Settembre 2019 8:56 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2019 8:56
Francesco Zampaglione e la rapina in banca: "Era un atto dimostrativo"

Francesco (a destra) e Federico Zampaglione

ROMA – “Era un atto dimostrativo, l’ho fatto per mostrare la disperazione di un comune cittadino nei confronti della politica economica di questo Paese”. È questo il senso dell’interrogatorio di convalida di fronte al gip di Francesco Zampaglione, fratello minore di Federico, leader dei Tiromancino. Il giudice ha convalidato l’arresto e ha disposto che il musicista resti nel carcere di Regina Coeli.

Francesco, 49 anni, fondatore della band, è stato fermato giovedì 29 agosto dagli agenti di polizia del Reparto Volanti subito dopo aver rapinato una banca sulla Circonvallazione Gianicolense.

Poco dopo le 14 è entrato in banca con una pistola finta intimando i dipendenti della filiale di dargli tutti i soldi contenuti nelle cassette. I lavoratori non sono riusciti ad allertare le forze dell’ordine e hanno consegnato i contanti a Zampaglione, datosi poi alla fuga. Una fuga durata poco grazie ad un passante che lo ha seguito allertando il 112. 

Gli agenti di polizia sono riusciti ad arrivare rapidamente a Zampaglione, bloccandolo in via di Monte Verde, portandolo prima in questura e poi nel carcere di Regina Coeli. L’intera refurtiva è stata quindi recuperata, come anche la maglietta che indossava Francesco durante la rapina e di cui si era poi disfatto.

Era il settembre 2015 quando Francesco Zampaglione aveva smesso di collaborare con il fratello Federico, dicendo addio ai Tiromancino: “Purtroppo dopo l’ennesima lite furibonda tra me e mio fratello Federico mi trovo a dover rinunciare mio malgrado al proseguimento del Tour”. (fonte Il Messaggero)