Lazio, arrestato Franco Fiorito: “In carcere gente migliore che nel Pdl”

Pubblicato il 2 ottobre 2012 8:18 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2012 15:24

Franco Fiorito (Foto Lapresse)

ROMA – Centonovantatre bonifici, per 1,380 milioni di euro, finiti sui conti di Franco Fiorito. Sei i milioni di euro movimentati complessivamente dall’ex capogruppo Pdl del Lazio. Una disponibilità di fondi triplicata in base al cumulo delle cariche in maniera indebita, secondo i pubblici ministeri. Le fatture del gruppo Pdl trovate nel tritacarte e nella pattumiera di casa dagli inquirenti. Anche una Jeep da 35mila euro, coi soldi Pdl, perché a Roma nevicava. Con queste accuse è stato arrestato Franco Fiorito, ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio indagato per peculato.

Solo lunedì sera, ai microfoni del Tg La7, si dichiarava “parte lesa”. E dal carcere, all’Ansa, dice: ”Urlo forte la mia innocenza”.  ”Su cosa punterò per difendermi? Sulla verità”, dice spiegando di essere in attesa della formalizzazione dell’arresto. ”Mi devono prendere le impronte digitali e poi fare la foto segnaletica. Non ho paura del carcere sono un uomo forte e mi sento innocente, sono certo che verrà dimostrato. E poi in carcere non credo che troverò gente peggiore di quella che ho frequentato in regione e nel partito. Anzi”.

”L’ordinanza si basa su un ipotetico pericolo di fuga e sul fatto che essendo ancora consigliere e presidente della Commissione bilancio potrei reiterare il reato: ma Consiglio e Commissione sono ufficialmente sciolti”, ha detto ancora Fiorito all’Ansa. ”Di certo non mi aspettavo di essere arrestato, e non credo che sia giusto”.

Fiorito è accusato di aver usato a fini personali i fondi destinati al suo Gruppo in Consiglio. Nei suoi riguardi la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Inquinamento che, a leggere l’ordinanza del Gip, sarebbe avvenuto attraverso “il depistaggio mediatico nei confronti dei testimoni a suo carico”. Secondo il Gip Stefano Aprile che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare di Franco Fiorito, l’ex capogruppo del Pdl ha utilizzato, in particolare, alcune fatture per ”formare dossier riguardanti i suoi più diretti avversari politici nell’ambito del Gruppo consiliare e consegnarli agli organi di informazione”.

L’ex capogruppo del Pdl è già stato trasferito in carcere. Militari del Nucleo di polizia valutaria delle Fiamme Gialle stanno anche eseguendo una decina di perquisizioni, anche nell’abitazione romana dell’ex tesoriere.

Secondo le risultanze dell’inchiesta della Procura di Roma Fiorito avrebbe distratto il denaro dai due conti destinati ad alimentare le spese del gruppo regionale Pdl di cui era tesoriere. Sono i conti accesi nella filiale Unicredit 30656 della Pisana (la sede della Regione) nell’estate del 2010. Il primo conto è stato aperto per saldare i mandati di pagamento necessari al funzionamento del gruppo. Il secondo per i rimborsi delle spese sostenute dai 17 consiglieri Pdl “per garantire il rapporto tra elettore ed eletto”. Tra il giugno del 2010 e il luglio del 2011 i due conti vengono svuotati per complessivi 7 milioni e mezzo di euro. A Fiorito viene contestata l’appropriazione per arricchimento personale della somma di un milione e 300mila euro. Dei sei milioni per l’attività del gruppo consiliare movimentato da Franco Fiorito negli ultimi due anni, 4 milioni sarebbero di soli bonifici, di cui 1 milione e 380 mila euro finito, secondo le accuse, nei conti personali dell’ex capogruppo. In base a quanto accertato, inoltre, Fiorito avrebbe indirizzato nei conti all’estero, aperti in Spagna, circa 350 mila euro mentre poco più di un milione sarebbe stato girato nei conti correnti italiani.

Le fatture nella pattumiera. ”Frammenti di fatture destinate al gruppo consiliare del Pdl sono stati ritrovati nel tritacarte e nella pattumiera dell’abitazione” di Fiorito. Lo scrive il Gip nell’ordinanza. Dunque Fiorito, che disponeva ”liberamente della documentazione che custodiva”, avrebbe di fatto manipolato o distrutto parte della stessa.  Da parte di Franco Fiorito c’è stato un ”utilizzo incontrollato” di carte di credito, carte bancomat e assegni, tanto che ”molte spese, per quanto si è finora potuto verificare, non trovano corrispondente giustificazione contabile”. Lo scrive il Gip nell’ordinanza di arresto nei confronti dell’ex capogruppo del Pdl ricostruendo la movimentazione dal conto del Pdl di assegni, carte di credito/debito, prelevamenti allo sportello e al bancomat, pagamenti con bancomat.

Il Suv e la Smart. Viene definita dagli inquirenti come ”vendita singolare” il passaggio del suv Bmw e di una Smart dal gruppo Pdl alla Regione Lazio a Franco Fiorito. Un’operazione in cui l’ex capogruppo risulta sia venditore che acquirente, dopo le dimissione del luglio scorso. Le due autovetture furono comprate proprio da Fiorito quando era invece capogruppo. Per la procura, tale compravendita appare “anomala”. Su queste due auto gli esperti nominati dal partito per la gestione del passaggio di consegne tra Fiorito e Battistoni hanno annunciato l’avvio di una azione giudiziale per la restituzione dei due mezzi.

La difesa di Fiorito davanti al pm. “Le ragioni dei bonifici che ho disposto dai conti correnti intestati al gruppo consiliare ai miei conti correnti personali devono individuarsi nella scelta del gruppo di attribuire alla mia persona un’indennità doppia oltre a quella di cui già godevo ai sensi dell’art.8”. E’ questa la giustificazione che Fiorito fornisce ai pm durante l’interrogatorio del 19 settembre scorso. Giustificazione che il Gip nell’ordinanza definisce “del tutto pretestuose e illogiche”.

Il difensore di Fiorito, l’avvocato Carlo Taormina, ha detto: “Aldilà di quelle che sono le pressioni mediatiche che reclamano che il capro espiatorio paghi per tutto, accanto a Fiorito mancano 70 consiglieri. Aspettiamo ora l’ordinanza di arresto degli altri 70 consiglieri regionali con riferimento anche a coloro che fanno parte della segreteria dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Il peculato non è pertinente, quei soldi entrano nelle casse del gruppo che è espressione del partito quindi equiparato a un’associazione privata. Al massimo si può discutere di un’appropriazione indebita”. Fiorito potrebbe essere interrogato dal giudice già mercoledì. “Faremo le nostre rimostranze nelle sedi opportune”, dice il legale facendo intravedere un probabile ricorso al tribunale del riesame contro la misura cautelare di Fiorito. Taormina, sulle esigenze per procedere all’arresto aggiunge: ”Noi abbiamo avuto un interrogatorio dove abbiamo depositato tutti gli atti. Pericoli di fuga non ce ne sono mai stati, per cui sotto tutti i profili, parlando di esigenze cautelari per l’arresto, queste non c’erano”. Secondo l’altro avvocato, Enrico Pavia, Fiorito sarebbe stato “sorpreso e dispiaciuto” dell’arresto.

Lunedì Fiorito è stato iscritto nel registro degli indagati anche a Viterbo con l’ipotesi di reato di calunnia e falso. Stando all’ipotesi accusatoria, Fiorito avrebbe personalmente o tramite terzi falsificato le fatture relative alle spese sostenute dall’ex capogruppo Pdl alla Regione Francesco Battistoni.

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