Siddi (Fnsi): “Con Tarantola cda Rai in funzione. Ma è presto per gli applausi”

Pubblicato il 12 luglio 2012 20:27 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2012 20:27

ROMA – Il segretario nazionale del sindacato dei giornalisti, Franco Siddi, non si sbilancia sul via libera alla nomina di Anna Maria Tarantola a nuovo presidente Rai: “Per ora c’è un dato rilevante definito: il Cda Rai, con il via libera alla nomina della Presidente Anna Maria Tarantola, è nella pienezza delle sue funzioni. La circostanza, tuttavia, non può essere, né lo è per noi, motivo per prematuri applausi né per pregiudiziali contestazioni o assalti critici. Il Sindacato nazionale di tutti i giornalisti italiani, la Fnsi, valuterà la nuova dirigenza sulla base del programma e del lavoro che farà il Consiglio di amministrazione. C’è una gestione che va ricondotta alla missione e al rispetto del ruolo e della funzione del servizio pubblico senza le inutili inframmettenze politiche che l’hanno devastata, ma anche senza pretendere di applicare alla Rai modelli meramente ragionieristici o disegni economicistici non rapportati ai valori e, appunto, alla missione dell’azienda. E, in primo luogo, per poter esprimere un primo pieno giudizio di merito saranno fondamentali atti concreti di uscita da precedenti gestioni eccessivamente politicizzate e poco rispettose di tutte le professionalità, molte delle quali – e di grande livello – emarginate, allontanate dal lavoro attivo, talune sostanzialmente pagate per non lavorare pur essendo in grado di portare importanti contributi di innovazione e qualità. Alla Presidente Tarantatola e al nuovo Cda, perciò, un saluto rispettoso nell’auspicio di un buon lavoro e di un serio rapporto con le parti sociali”.

Franco Siddi è intervenuto anche sull’editoria: “La legge rende finalmente chiaro che l’editoria è un settore che merita sostegno pubblico soltanto sulla base di criteri di trasparenza e di qualificazione professionale espressa e misurata attraverso il lavoro giornalistico regolarmente inquadrato secondo contratto collettivo, diritto del lavoro e obblighi previdenziali. In una parola: contributi sì ma a giornali veri fatti da giornalisti e solo se espressione di idee politiche, culturali, cooperative vere, minoranze linguistiche o destinati alle comunità italiane all’estero. Ma la legge sarebbe sprecata e inutile se resterà senza adeguata copertura di fondi, visto che per l’esercizio in corso, sinora, sono previsti solo 57milioni di euro. In questo momento, perciò, accanto a questa legge voluta dal Sottosegretario Paolo Peluffo, devono trovare presto puntuale e coerente esito gli ordini del giorno per una copertura di bilancio commisurata al fabbisogno, a firma dell’onorevole Giulietti, e per l’equo compenso del lavoro dei giornalisti autonomi e precari, oggi sfruttati spesso ignobilmente, presentato dagli onorevoli Moffa e Carra. I due ordini del giorno impegnativamente accolti dal governo non possono finire nel cassetto come troppo spesso ci hanno abituato vari governi in casi simili. La legge approvata oggi dev’essere un punto di partenza per un vero intervento organico che accompagni le trasformazioni industriali e di tutta l’editoria italiana e ne sostenga lo sviluppo, garantendo le condizioni indispensabili di pluralismo in una fase cruciale della vita del Paese. La discussione che si apre sulla legge delega in Parlamento è l’occasione da cogliere perché, raccogliendo anche le istanze delle parti sociali, secondo un virtuoso processo di concertazione, che non è un danno ma una risorsa per tutta il Paese, si scriva finalmente quella riforma organica dell’editoria che manca da anni”.

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