Badante uccisa e gettata nel Po: Franco Vignati, ex assessore Lega condannato all’ergastolo

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 dicembre 2018 19:39 | Ultimo aggiornamento: 10 dicembre 2018 19:39
Badante uccisa e gettata nel Po: Franco Vignati, ex assessore Lega condannato all'ergastolo

Badante uccisa e gettata nel Po: Franco Vignati, ex assessore Lega condannato all’ergastolo

PAVIA – Condanna all’ergastolo per Franco Vignati, 64 anni, ex assessore della Lega dal 2009 al 2014 nel Comune di Chignolo Po, in provincia di Pavia. Vignati è accusato di aver ucciso la badante ed ex compagna Kruja Lavdijie, albanese di 40 anni, ritrovata cadavere nel Po. 

Secondo la ricostruzione dell’accusa, la donna, residente a Miradolo Terme (Pavia) e mamma di due bambini, gli aveva detto di volerlo lasciare. I due convivevano a Miradolo.

La donna è stata uccisa con un colpo di pistola alla nuca e poi il corpo gettato nel fiume. Una vera e propria “esecuzione”. L’omicidio sarebbe avvenuto il 30 maggio 2016 in riva al Po a Orio Litta, in provincia di Lodi.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, con la scusa di proporle un nuovo lavoro, l’uomo l’aveva convinta a un ultimo incontro, prima del quale si era recato a casa dell’ex moglie dove avrebbe preso la pistola calibro 7.62 che deteneva in modo regolare. Un particolare, quest’ultimo, che ha indotto gli inquirenti a contestargli anche la premeditazione dell’omicidio, aggravato dalla volontarietà e dai futili motivi.

Fatale, per la badante, il caffè consumato con l’ormai ex amante, con il quale si era poi appartata in una zona isolata, vicino alla sponda del fiume. Quando la donna gli ha voltato le spalle, il pensionato avrebbe estratto l’arma e avrebbe fatto fuoco. Un solo colpo, alla base del cranio, che ha ucciso all’istante la vittima.

Dopo la denuncia di scomparsa e il ritrovamento dell’auto abbandonata della vittima, il corpo di Kruja Lavdije è stato ritrovato nel Po a Isola Serafini, incastrato nella grata di una diga, il foro di entrata e di uscita del proiettile ancora ben visibile nel cranio.

Il 64enne ha sempre respinto ogni accusa. Ma i giudici della corte d’assise di Milano hanno accolto la tesi dell’accusa e lo hanno condannato all’ergastolo per omicidio volontario.