Frigento, Procura: “Molestie a suore in convento, voto obbedienza col sangue”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Giugno 2015 11:51 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2015 15:17
Frigento, molestie a suore in convento: "Voto obbedienza col sangue"

Frigento, molestie a suore in convento: “Voto obbedienza col sangue”

AVELLINO – Il voto di obbedienza sottoscritto col sangue e le suore costrette a subire molestie e consumare cibi scaduti. Queste sono solo alcune delle presunte irregolarità che si trovano nel fascicolo della Procura di Avellino nell’ambito dell’indagine sulla gestione amministrativa dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento. Accuse che Padre Stefano Manelli, fondatore dell’ordine, ha smentito in un comunicato stampa diffuso dall’Ansa. Padre Manelli, tramite il suo legale, ha annunciato che presenterà una querela per diffamazione per le presunte molestie a lui attribuite.

Loredana Zarrella sul Mattino scrive che l’istituto finì nel mirino della Procura nel 2013 per truffa aggravata e falso ideologico, indagini che partirono da controlli sulla gestione dei patrimoni da parte dei fondatori dell’istituto:

“Con le carte appena consegnate un nuovo scenario, fatto di presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni attuate dal fondatore Padre Stefano Maria Manelli, viene a sovrapporsi a quel mondo sommerso di ingenti movimenti di denaro, e di beni mobili e immobili che sarebbero stati affidati illecitamente a laici, su cui sono puntati i riflettori degli inquirenti. Si parla di fanatismo, culto idolatrico verso il fondatore della Comunità e dei suoi presunti atteggiamenti autoritari, possessivi e narcisisti, volti al controllo assoluto e incondizionato di frati e suore, molti di cui stranieri, nel convento di Frigento e negli altri sparsi in tutta la Penisola.

Pesantissime e inquietanti le accuse a lui rivolte dalle decine di suore ed ex-religiose soprattutto, uscite fuori dall’Istituto per le vessazioni, i ricatti e le mortificazioni subite, a partire da quel patto di fedeltà assoluta che erano costrette a vergare con il sangue dei polpastrelli punti con un ago, secondo un rito settario che confermerebbe la sete di potere e di esaltazione del frate, ora rifugiato a San Giovanni Rotondo in un convento di suore”.

Le testimonianze, aggiunge la Zarrella, parlano di circa 20 anni di

“«terrorismo psicologico, di ossessività con cui le suore vicine al fondatore insistevano affinché i soggetti indicati, attraverso una presunta profezia, da Manelli, entrassero in convento». Oltre ai tanti racconti di «vocazioni forzate e di confessioni sacramentali utilizzate come mezzo di calunnia e ricatto», dagli atti emerge pure lo stato di miseria in cui vessavano le suore, diventate cieche o malate a seguito di una cattiva alimentazione. Eppure, enorme era il giro di soldi all’interno dell’Istituto, si racconta. Mistero anche sulla destinazione della beneficenza per le missioni, visto che in Africa e in Brasile le ex religiose raccontano di stenti mentre il denaro tornava indietro in Italia”.

Tutto è partito da un’indagine sui milioni che la fondazione ha raccolto negli anni, soldi che venivano gestiti da Padre Manelli e Padre Pellettieri:

“Gli inquirenti dovranno far luce pure sulla vicenda di Adriana Pallotti, la 98enne di San Giovanni Rotondo che ha denunciato il raggiro di Padre Manelli e Padre Pellettieri. L’anziana sarebbe stata convinta da questi a cambiare lo statuto della Onlus da lei costituita nel 2006, la «Fondazione della Divina Volontà di Adriana Pallotti», con il fine ultimo, a lei nascosto, di sciogliere l’Organizzazione non lucrativa per devolvere tutto il suo patrimonio all’ «Associazione Missione dell’Immacolata» di Frigento, già indagata insieme all’«Associazione Missione del Cuore Immacolato», per la titolarità, a quanto pare illecita, di beni mobili e immobili, nonché per le disponibilità finanziarie, per un valore di 30milioni di euro, ora sotto sequestro preventivo.

La nuova denuncia, che arriva dalla Puglia, parla di 1,5 milione di euro, tra beni mobili e immobili, compreso lo stabile in cui abita la signora, costretta a difendersi per via legale dopo che le era stato intimato lo sfratto.