Frode fiscale, Renato Mannheimer patteggia 1 anno e 11 mesi

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 febbraio 2015 16:08 | Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2015 20:46
Frode, Renato Mannheimer patteggia 1 anno e 11 mesi con la condizionale

Renato Mannheimer

MILANO – Si era detto “dispiaciuto” e “pentito” nei mesi scorsi e aveva preannunciato che avrebbe restituito “tutto quanto il dovuto”. Alla fine, dopo aver versato all’Agenzia delle Entrate più di 6,3 milioni di euro, Renato Mannheimer, il noto sondaggista accusato di associazione a delinquere per una presunta frode fiscale da circa 10 milioni di euro, ha ottenuto il patteggiamento a 1 anno e 11 mesi con la condizionale. Il gup di Milano Cristina Di Censo, ha scritto nelle motivazioni che il presidente dell’Ispo ha risarcito integralmente il “danno tributario”. Elemento questo ritenuto “determinante” nella valutazione della pena sospesa.

Il giudice, ratificando gli accordi tra accusa e difese, ha accolto anche i patteggiamenti a 1 anno e 11 mesi e 11 giorni per il commercialista Francesco Merlo, a 1 anno e 11 mesi per il tunisino Hedi Kamoun e a 2 anni e 4 mesi per un altro imputato, Giovanni Battista Colleoni. Sono stati assolti, invece, Emanuela Ajelli e Umberto Ajelli, che erano andati a processo con rito abbreviato. Mentre Dan Singer e Angela Corbetta, sono stati rinviati a giudizio e il processo inizierà il prossimo 17 aprile.

Nelle motivazioni della sentenza il giudice ha scritto che Mannheimer ha assunto nel procedimento un atteggiamento “remissivo, leale e collaborativo”. Lo scorso ottobre, il pm Adriano Scudieri, dopo aver chiuso le indagini a febbraio, aveva chiesto il processo per il presidente dell’Ispo e altre nove persone per un presunto sistema fraudolento che sarebbe stato messo in atto per aggirare il fisco attraverso false fatture e società esistenti solo sulla carta. Il sondaggista, in particolare, era accusato di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e all’utilizzo di false fatture per operazioni inesistenti (per circa 30 milioni di euro), assieme ad altre quattro persone, tra cui Merlo. Poi è arrivato l’accordo per il patteggiamento dopo il risarcimento all’Agenzia delle Entrate.

Secondo le indagini, sarebbe stato proprio Mannheimer “l’ideatore e beneficiario dell’attività fraudolenta, posta in essere attraverso il consulente e commercialista Merlo” e tramite le cosiddette società “filtro” e una serie di società “cartiere” tunisine. Mannheimer, come si legge nell’imputazione, si sarebbe servito “al fine di evadere le imposte sui redditi e sull’Iva, nelle dichiarazioni fiscali societarie per gli anni dal 2004 al 2010″ di fatture “per operazioni inesistenti”.