Funerale ai tempi del coronavirus: kit infettivo 200 euro, 560 per lo spostamento della salma…totale 4500

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 17 Aprile 2020 21:32 | Ultimo aggiornamento: 17 Aprile 2020 21:33
Funerale ai tempi del coronavirus: kit infettivo 200 euro, 560 per lo spostamento della salma...totale 4500

Funerale ai tempi del coronavirus: kit infettivo 200 euro, 560 per lo spostamento della salma…totale 4500 (foto ANSA)

ROMA – Duecento euro per il “kit infettivo”, cioè per mascherine e guanti utilizzati dai necrofori, 950 euro per un funerale che non c’è mai stato e 560 euro per l’uscita della salma dal Comune di Milano.

Tre voci comprese nella nota spese firmata dalle pompe funebri – totale 4500 euro compresa la cremazione – che fanno arrabbiare Mara ed Elisabetta Bertolini, figlie di Carlo, morto a 75 anni col coronavirus l’8 marzo a Cremona.

“È successo anche ad altre persone che conosciamo, i cui cari sono morti in ospedali tedeschi, a cui sono stati applicati anche prezzi più alti. Sono scioccati come noi. Chiediamo alle istituzioni di farsi carico di queste spese – spiegano all’AGI –  questo è un conto decisamente salato e ci sentiamo lasciati soli, come tanti altri, a pagare le lacune di uno Stato che decide per te e in più ti restano da pagare i danni di una tragedia che neppure nei tuoi peggiori incubi avresti pensato potesse accadere”.

“Papà – racconta Mara – era ricoverato all’ospedale di Cremona e poi è stato trasferito al Niguarda di Milano. Lì un medico ci ha detto che era subentrata un’insufficienza renale e la situazione era molto grave, così, in via eccezionale, ci è stato consentito di andare a vederlo da fuori, a venti metri di distanza”.

“Potevamo solo supporre che ci fosse anche lui assieme alle altre 4 persone ricoverate, impossibile riconoscerlo – spiega la donna -. Due giorni dopo siamo stati chiamati dalla camera mortuaria del Niguarda che ci chiedeva cosa fare della salma. Siamo rimasti allibiti, nessun medico ci aveva ancora comunicato il decesso”.

A quel punto, i familiari di Carlo si sono appoggiati a un’agenzia di Cremona, quella che poi ha recapitato il ‘conto’, e a una di Milano per riavere il corpo del congiunto che poi è stata cremato molti giorni dopo, il 20 marzo.

“Quello che contestiamo – sottolinea Mara – sono quelle tre voci. Non c’è stato nessun funerale e, da quello che sappiamo, i kit per i necrofori consistevano solo in mascherina e guanti, 200 euro mi sembra una somma assurda. Ho scritto alla Regione Lombardia ma non ci ha risposto nessuno”.

Anche Laura Fioroni è una donna che ha perso il padre. Su Facebook ha pubblicato la ricevuta da quasi 2mila euro. “Dopo avere scoperto che lo hanno portato via coi camion militari – scrive – dopo un funerale inesistente…Questo è il conto delle pompe funebri”.

“Cosa ci resta di nostro padre oltre al ricordo? – si domanda Elisabetta Bertolini – Un’urna delle ceneri appoggiata sopra il mobile della tv alla quale hai adagiato un piccolo riconoscimento da commendatore. E poi un conto amaro da pagare di cui 1710 euro sono a carico per poter ritirare la salma di tuo padre, per fare in modo che a quel dolore di saperlo disperso fino all’ultimo subentrasse la consapevolezza di rivederlo tornare a casa in qualche modo”.  (fonte AGI)