Fuochi di rivolta sociale: bus a Roma, negozi a Napoli

Pubblicato il 10 aprile 2013 13:08 | Ultimo aggiornamento: 10 aprile 2013 13:16

Fuochi di rivolta sociale: bus a Roma, negozi a NapoliROMA – Fuochi di rivolta sociale: a Roma lo sciopero selvaggio dei bus, a Napoli la rivolta dei negozianti contro la Ztl. Fuochi di rivolta, come furono ad esempio negli anni’70, che si porta dietro la crisi. In entrambi i casi, non è più protesta, è rivolta.

Rivolta che a Roma si traduce in uno sciopero selvaggio, senza preavviso, che blocca mezza città senza che nessuno fosse stato avvisato. Rivolta che a Napoli prende le sembianze di un gruppo sostanzioso di negozianti che, inferociti con la Ztl che gli toglie clienti, mettono a ferro e fuoco la città e ne prendono il controllo, costringendo tutti i negozi a restare chiusi e impedendo alla gente di entrare nei pochi esercizi aperti.

Una rivolta, quella di Napoli, iniziata pacificamente, in mattinata, in piazza Carita con un corteo. Poi la tensione si alza. Un gruppo arriva davanti al Municipio di Napoli, esplodono petardi e bombe carta, l’aria è pesante. Un altro gruppo aggredisce, verbalmente, i negozianti che sono rimasti aperti. Alcuni rovesciano tavolini e sedie contro una trattoria in via Medina, aperta. Tutto sotto le urla di  “Siete una vergogna, non siete napoletani, chiudete”. Una scena che si ripete per tutti i negozi rimasti aperti, con i commessi terrorizzati, costretti a rifugiarsi all’interno e a chiudere la porta a chiave.

Tanto è il potere che i negozianti esercitano con la loro rivolta sulla città, che chiudono quasi tutti i negozi, anche quelli che rimanevano aperti la domenica quando non era permesso.

5 x 1000

Serrande abbassate, dunque, con l’eccezione dei bar e di qualche negozio direttamente dipendente dalle grandi catena, lungo Via Toledo, per tutta la city, e in tutte le strade limitrofe. In centro chiudono anche i bar, compreso lo storico Gambrinus, ritirando i tavoli e le sedie; chiudono le poche edicole aperte.

A Roma dalla mattina gli autisti delle linee periferiche della Capitale a sorpresa hanno incrociato le braccia e bloccato i bus d gestiti dal consorzio Tpl: migliaia di pendolari sono rimasti a piedi. Molte linee non garantiscono il servizio completo, altre sono state soppresse.

La sospensione e le riduzioni di corse delle linee di Roma Tpl hanno interessato diversi quartieri tra cui Tiburtino, Spinaceto, Salario, Boccea, Cassia, Prenestina, San Basilio. Lo sciopero improvviso non ha interessato i lavoratori delle linee gestite da Atac ma già la notte tra martedì e mercoledì la protesta degli autisti di Roma Tpl, che per conto di Atac gestiscono le linee notturne, ha provocato numerosi disagi con la soppressione di alcune linee.

Anche questa, una protesta per la crisi. Il settore è in crisi da tempo a causa del taglio dei finanziamenti pubblici e dei costi di gestione e manutenzione dei veicoli. La società privata Tpl Scarl, che affianca Atac con oltre 35 milioni di chilometri vettura, pari al 30% dell’intera offerta di mobilità su gomma, ha operato una serie di tagli ai salari dei dipendenti a seconda del grado e dell’anzianità. Da qui le proteste e gli scioperi: la società replica di avere “finito i soldi”. L’azienda sostiene di non avere liquidità e non poter più “anticipare il denaro che ci deve la Regione Lazio per legge e che aspettiamo ormai da tre anni”.