Furti negozi, +165% in 10 anni. Regioni Centro-nord più colpite

Pubblicato il 8 agosto 2015 14:33 | Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2015 14:33
Furti negozi, +165% in 10 anni. Regioni Centro-nord più colpite

Furti negozi, +165% in 10 anni. Regioni Centro-nord più colpite

VENEZIA, 8 AGO – Boom di furti nei negozi e nelle botteghe artigiane: negli ultimi 10 anni l’incremento è stato del 165,5%. Purtroppo, nel 77% dei casi i responsabili non vengono assicurati alla giustizia. Le regioni più colpite sono state quelle del Centro-Nord: sia in termini assoluti sia in rapporto alla popolazione residente, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Toscana, la Lombardia, il Piemonte, il Lazio e il Veneto sono state le realtà più colpite da questo reato. Se nel 2004 il numero di furti alle attività commerciali/artigianali è stato di poco superiore alle 39.300 unità, nel 2007 ha toccato il picco massimo di questo ultimo decennio: 107.500.

Nel biennio 2008-2009 il numero di denunce ha registrato una leggera caduta, anche se dal 2010 questo reato ha ripreso ad aumentare costantemente, fermandosi, nel 2013, a quota 104.393. Nonostante i furti siano in salita anche nel Mezzogiorno, il fenomeno al Sud presenta una dimensione meno preoccupante che nel resto del paese. Se nel 2013 in Puglia ci sono stati 95,1 furti ogni 100 mila abitanti, in Sicilia se ne sono registrati 88,3, in Campania 80,8 e in Calabria 68,9. Nulla a che vedere con i casi rilevati in Lombardia (235,9 ogni 100 mila abitanti), in Toscana (238,2), in Liguria (263,6) e, specie, in Emilia R. che, purtroppo, guida questa speciale graduatoria con 268 furti ogni 100 mila abitanti.

Un problema, quello della sicurezza, che ha coinvolto centinaia e centinaia di migliaia di attività: come i negozi di alimentari, quelli di frutta e verdura, le macellerie, le gastronomie, le gelaterie/pasticcerie, le attività di vendita di apparecchiature elettroniche e di elettrodomestici, i panifici, la telefonia, i negozi di abbigliamento, le ferramenta, le attività di bigiotteria, le copisterie, le edicole, le cartolerie, i negozi di strumenti musicali, le attività di vendita e di riparazione delle biciclette, gli ottici e i fotografi, le fiorerie, le attività di vendita dei prodotti per l’igiene personale, i parrucchieri e le estetiste. Ovviamente, osserva la Cgia, le attività più a rischio rimangono i distributori di benzina, le farmacie, gli esercizi pubblici (bar, ristoranti, sale giochi), le gioiellerie e le tabaccherie. “L’installazione dei sistemi di videosorveglianza, delle inferriate, delle porte blindate, degli impianti di antifurto e il ricorso sempre più massiccio agli istituti di vigilanza hanno trasformato i nostri negozi in piccoli fortini – segnala Paolo Zabeo della Cgia – nonostante ciò, le statistiche ci dicono che le attività di prevenzione e di contrasto ai furti non sono sufficienti a scoraggiare i malintenzionati”. E a preoccupare c’è anche un altro aspetto.

“Nonostante la capillare ed encomiabile azione condotta sul territorio dalle forze dell’ordine – conclude Zabeo – il 77% dei furti nei negozi rimane impunito. Vuol dire che solo nel 23% dei casi denunciati, i responsabili vengono consegnati all’autorità giudiziaria. Un dato sconfortante che, purtroppo, ha contribuito a gettare nello sconforto molti operatori economici. In particolar modo quelli che hanno subito queste scorribande più di una volta”. Se, come riportato in precedenza, il numero dei negozi e delle botteghe svaligiate in rapporto agli abitanti è maggiore al Centro-Nord, la situazione si capovolge quando analizziamo la percentuale di delitti in cui l’autore non viene arrestato.

Se nel 2013 il dato medio nazionale è stato pari al 77%, in Sicilia ha raggiunto l’81,3%, in Puglia l’81,6%, in Basilicata l’83,3%, in Calabria l’83,7% e in Campania l’84,8%. Le regioni, invece, dove polizia e carabinieri hanno ottenuto i risultati migliori sono: il Veneto (con una percentuale di furti “impuniti” pari a 73,4%), la Liguria (71,6%) e, in particolar modo, la Sardegna e il Trentino Alto Adige (entrambe con il 69,3%).