G8/ Michelle la mamma, Obama il simpatico, la concreta Merkel…Attori e comparse della “visita alle macerie”

Pubblicato il 9 Luglio 2009 15:56 | Ultimo aggiornamento: 9 Luglio 2009 15:56

La visita alle macerie: se avessero detto agli abitanti dell’Aquila, prima della notte fatale del 6 aprile, che gli uomini e le donne più potenti del mondo avrebbero visitato la loro città, tutti avrebbero riso o fatto spallucce. E invece la visita alle macerie è stato uno dei must di questo G8, rito al quale nessuno si è sottratto e in cui si sono mescolati obbligo cerimoniale, sincera umanità, esperienza di vita e show. Michelle Obama ha chiesto e parlato di bambini, quelli morti e quelli sopravvisuti, il ruolo di mamma non l’ha interpretato, le è venuto spontaneo. Il presidente Obama ha altrettanto naturalmente trovato e mostrato la sua cifra di simpatia, la tedesca Merkel è stata concretamente “teutonica” nell’occuparsi di aiuti appunto concreti.

Il paese di Onna è stato sventrato integralmente dal terremoto di magnitudine 5.8 e ha di fatto pagato, in termini di vite umane, uno dei prezzi più alti del terremoto, 41 vite. Immediatamente, questo sobborgo è stata eletto a simbolo della tragedia nazionale e a tempio “istituzionale” del lutto. Sono venuti il papa e il presidente della Repubblica. La festa della liberazione è stata celebrata da Berlusconi proprio tra le macerie di questo paese ferito.

E’ stata Angela Merkel a inaugurare le “visite alle macerie”. Accompagnata dal premier italiano Silvio Berlusconi, la cancelliera tedesca ha visitato Onna, teatro anche, l’11 giugno 1944, di una strage nazista. Fin dai primi momenti del dopo-sisma, la Germania aveva presentato la sua disponibilità a contribuire alla ricostruzione del borgo. “Ora possiamo costruire qualcosa dove prima abbiamo distrutto” ha affermato la Merkel, davanti alla lapide che commemora le vittima dell’eccidio della seconda guerra mondiale.

Le visite ai luoghi colpiti dal terremoto sono continuate lungo tutta la giornata di ieri e quella di oggi. Barack Obama, nel pomeriggio di ieri, ha percorso con il convoglio presidenziale, i luoghi più martoriati del capoluogo abruzzese: via XX settembre, la Casa dello studente, Santa Maria Paganica. Medesimo tour per il primo ministro russo, Dmitri Medvedev, a cui si è aggiunta la visita a palazzo Ardinghelli, monumento storico di cui la Russia ha promesso il restauro. Berlusconi ha accompagnato i due capi di stati in entrambi i percorsi.

Poi è stata la giornata delle “first ladies”. La carovana delle spose presidenziali ha lasciato Roma, dove ieri aveva incontrato il papa e il sindaco della capitale e, dopo una breve sosta alla caserma di Coppito, si è diretta verso l’Aquila. Qui, le macerie del centro storico sono state visitate dal gruppo delle dodici consorti, le mogli dei presidenti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Giappone, India, Sud Africa, Messico, Svezia, Nigeria, Gabon,Unione Europea. Il folto gruppo è stato inquadrato dalle “padrone di casa”, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, che avevano già guidato la comitiva nelle visite al papa e al campidoglio. Per l’occasione, la ministra delle pari opportunità ha dismesso il “look total black” sfoggiato ieri (abitino nero Fendi e borsa modello Dior, tacchi a spillo) per optare su un completo casual, sempre nero, più confortevole.

Grande assente del tour, Carla Bruni-Sarkozy ha optato per un percorso personalizzato, al di fuori del programma istituzionale. Sui luoghi della tragedia ci verrà da sola, forse venerdì. “Preferisco visitare L’Aquila e stare tra la gente che soffre” – avrebbe confidato. Saranno dunque voci senza fondamento quelle che la vogliono in visita alla città accompagnata a braccetto da George Clooney e Walter Veltroni.

Aspettando la fine del summit, tra commozione (giusta) e retorica (inevitabile) andranno avanti i pellegrinaggi della disgrazia. Non resta che sperare che i fini nobili di questi tour mediatizzati siano raggiunti e che una sistemazione dignitosa e accogliente sia così garantita a tutti gli sfollati. In questo modo, le decine di donne che si sono raccolte oggi davanti al palazzo della Regione dell’Aquila non avranno sventolato invano la loro rabbia. “Last ladies” c’era scritto sui cartelloni.