G8/ Roma: “la retrovia”. La lotteria dei blocchi al traffico, il “grande elicottero” che non smette mai. E l’antica auto ironia: “Arriva un altro re, e il popolo che fa? Se gratta…”

Pubblicato il 8 Luglio 2009 15:47 | Ultimo aggiornamento: 9 Luglio 2009 1:28

Un tranquillo pomeriggio d’estate d’una città sotto assedio,  militare  e civile. Il clima è torrido, africano, come un volgare ferragosto. Chi può resta a casa, le persiane serrate, le luci spente. Quartiere a caso, mentre s’alzano le indolenti volute di fumo dello zampirone acceso si sente solo il monotono vibrare delle pale di un ventilatore.
D’improvviso il rumore delle pale si incupisce, si fa più roco e potente, anche i vetri ne tremano. E’ un elicottero che passa. Finisce il tremolio, già ne comincia un altro. Un nuovo elicottero. Poi un altro. E un altro ancora. Uno sciame di elicotteri solca il cielo di Roma.
Da questa mattina la capitale è una città sorvolata, ossessivamente sorvolata, inespugnabile, protetta dal cielo, da terra, dal mare, protetta da tutte le eventualità, anche da quelle più terribili e virtuali. Protezione che ti soffoca, ti si appiccica addosso come l’umidità. Uscire per strada ed accorgersene sono la stessa cosa: ad ogni angolo militari e poliziotti, cordoni e blocchi, camionette e mezzi blindati.
Il G8 è lontano, centinaia di chilometri più in là, in un’altra città, eppure nella capitale, con il rumore dei suoi elicotteri e delle sirene spianate, si deve respirare la stessa aria opprimente, afosa e marziale.
Le strade sono intasate, le principali arterie bloccate. Uscire in macchina per attraversare il centro della città è un atto temerario. Ovunque processioni di mezzi che strisciano sotto il calvario di una giornata riarsa dal sole e dall’esalazione dei motori accesi. Percorrere le vie della città è partecipare a una lotteria semovente: una piazza è bloccata, chiusa al traffico, incrocia il percorso di una delegazione. Il blocco dura mezz’ora, si sblocca, ma allora a bloccarsi è la tangenziale, e poi il lungo Tevere. No puoi sapere nè indovinare, la lotteria decide per te.
Neanche il motorino ti salva, vieni deviato, bloccato, incanalato decine di volte, da decine di vigili. Il Quirinale è blindato, i Parioli anche, Via Boncompagni inaccessibile, San Pietro e Via del Tritone pure.
Per chi ha la sfortuna di passare per piazza Venezia al momento dell’arrivo del corteo Obama in Campidoglio, l’attesa di fronte ad un vigile intabarrato in una pesante uniforme diventa uno sgocciolante scorrere di minuti. Nel vecchio furgone Iveco che attende al tuo fianco, i vetrini restano abbassati. L’arsura di questa soffocante estate romana di politica e canicola, rende i volti tirati, rossicci. Il guidatore del camioncino si mette a scherzare. Dice che ha visto passare la Carfagna. Non si sa se credergli, forse recita. I tg diranno poi che aveva ragione. I giornali diranno anche che portava il “look total black, abitino nero Fendi e borsa modello Dior, tacchi a spillo sempre neri”. sotto il Campidoglio dicono di aver visto Michelle, non è vero, a piedi non c’è andata, ha rinunciato anche lei, dicono per motivi di sicurezza, giureresti per motivi di afa.
Il caldo prosciuga ogni forza, poco lontano gli schiamazzi festanti di un gruppo di persone. Forse è arrivata la famiglia presidenziale. Forse ora ci faranno passare. Reindossi il casco e  sguardo complice al guidatore del furgoncino. Il vigile ci dà il segno. E’ finita anche questa. Si va verso la prossima attesa. Partendo, con la coda dell’orecchio capti altri schiamazzi. Tornano in mente le parole di un grande romano:

Bandiere e banderole,
penne e pennacchi ar vento,
un luccichìo d’argento
de bajonette ar sole,
e in mezzo a le fanfare
spara er cannone e pare
che t’arimbombi dentro.
Ched’è? Chi se festeggia?
È un Re che, in mezzo ar mare,
su la fregata reggia
riceve un antro Re.
Ecco che se l’abbraccica,
ecco che lo sbaciucchia;
zitto, ché adesso parleno…
-Stai bene? – Grazzie. E te?
e la Reggina? – Allatta.
– E er Principino? – Succhia.
– E er popolo? – Se gratta.
– E er resto? – Va da sé…
– Benissimo! – Benone!
– La Patria sta stranquilla; annamo a colazzione… –

E er popolo lontano,
rimasto su la riva,
magna le nocchie e strilla:
– Evviva, evviva, evviva… –
E guarda la fregata
sur mare che sfavilla.