Gabriele Benetton, fan di Ligabue, muore di infarto prima di andare al concerto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Marzo 2015 14:55 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2015 14:56
Gabriele Benetton, fan di Ligabue, muore di infarto prima di andare al concerto

Ligabue (Foto Lapresse)

TREVISO – Avrebbe dovuto essere un concerto particolare: il concerto del suo idolo Ligabue proprio nel giorno del compleanno del rocker di Correggio. Ma a quel concerto Lele, Gabriele Benetton, non è mai arrivato. E’ morto di infarto nella sua casa. A ritrovare il corpo sono stati i suoi amici, gli stessi con cui avrebbe dovuto andare a sentire il cantante a Padova, riferisce Nicola Cendron sul Gazzettino. 

Loro quella sera lo hanno aspettato a lungo, invano. Poi sono andati a casa sua, in via Bellucci, a Treviso. Hanno suonato più e più volte il campanello, inutilmente. A quel punto, visto che Lele viveva da solo, hanno chiamato i suoi parenti, le sorelle Carmen e Daniela e il fratello Adriano, che abitano non distante. E alla fine, visto che né il campanello di casa né il cellulare davano risposte, hanno chiamato la polizia.

Sono stati gli agenti a trovare il corpo di Lele, 49 anni, disteso in cucina. Secondo il medico legale era morto da almeno tre giorni. 

Scrive Cendron:

“Lele, da 25 anni operaio della Olimpias, non si era mai sposato ed era un grande appassionato della musica dal vivo: non seguiva solo i concerti di Ligabue ma anche di Madonna, gli U2 e i Litfiba oltre ai gruppi locali. I funerali di Lele si terranno giovedì alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Monigo; poi la salma sarà trasferita, per la cremazione, nella struttura di via Riccioli a Santa Bona.

Per l’occasione i tanti amici del 49enne stanno preparando una sorpresa per ora ancora top secret. Decine i messaggi di cordoglio che stanno giungendo ai famigliari di Lele ed in particolare ai nipoti, Alessandro, Jessica, Giada ed Elenia a cui era legatissimo. Il suo telefono cellulare, riacceso da domenica, ha continuato a suonare all’impazzata per ore con un vero e proprio fiume di messaggi e telefonate”.