Gabriele Di Ponto: 15 giorni di mistero. Rapito? Nascosto?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Agosto 2015 10:41 | Ultimo aggiornamento: 17 Agosto 2015 10:41
Gabriele Di Ponto: 15 giorni di mistero. Rapito? Nascosto?

Gabriele Di Ponto: 15 giorni di mistero. Rapito? Nascosto?

ROMA – Che fine ha fatto Gabriele Di Ponto tra il 24 luglio  e l’11 agosto 2015? Quei 15 giorni sono a oggi un mistero. Il 24 luglio è il giorno dell’ultimo messaggio postato su Facebook, l’11 agosto è il giorno del ritrovamento di una gamba mozzata nell’Aniene, a Roma. Forse è stato attirato in una trappola, forse è stato tenuto rinchiuso prima di essere ucciso e sezionato, forse si è nascosto per paura di qualcuno o di qualcosa. Tanti forse, poche certezze.

Innanzitutto non vi è ancora certezza assoluta che quella gamba sia di Di Ponto (manca la prova regina, quella del dna), ma è ormai chiaro che gli investigatori stanno battendo la pista che porta all’ex ultras laziale. Anzi, per l’esattezza, ci si chiede dove fosse stato fino all’8-9 agosto, visto che secondo il medico legale la gamba è stata in acqua per un paio di giorni.

Scrive Rinaldo Frignani sul Corriere della Sera le varie ipotesi: “Non si esclude infatti che, prima di essere ucciso e fatto a pezzi, il trentenne della Rustica – di recente con contatti a San Basilio -, possa essere stato tenuto segregato da qualche parte o abbia deciso lui stesso di nascondersi oppure di rimanere in compagnia di qualcuno. Un giallo nel giallo, in una vicenda intricata che gli agenti della Squadra mobile (in attesa oggi della conferma del confronto del dna dalla polizia scientifica) cercano di ricostruire, a partire dagli ultimi contatti dell’ultrà.

Il telefonino – o altri indizi interessanti – non è stato trovato nella sua abitazione, ma gli investigatori contano di risalire agli appuntamenti e alle conoscenze della vittima con l’analisi dei tabulati, e alle sue ultime posizioni con l’esame delle celle telefoniche. Il fatto che il moncone di gamba sia stato trovato nell’Aniene – che passa proprio per San Basilio – restringerebbe il campo d’indagine. Non si esclude che Di Ponto si sentisse minacciato e volesse fuggire da Roma, ma non ha fatto in tempo o forse è caduto in una trappola”.