Gabriele Paolini, il processo di appello: “Ero innamorato, uscivamo anche con i genitori di lui”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 17 Settembre 2020 13:34 | Ultimo aggiornamento: 17 Settembre 2020 14:43
Gabriele Paolini, il processo di appello: "Ero innamorato, uscivamo anche con i genitori di lui"

Gabriele Paolini, il processo di appello: “Ero innamorato, uscivamo anche con i genitori di lui” (Foto Ansa)

Torna in tribunale Gabriele Paolini per il processo di appello che lo vede imputato per la relazione con un 17enne.

Il disturbatore tv Gabriele Paolini, noto per le sue oltre 35mila incursioni alle spalle degli inviati dei Tg, torna a far parlare di sé. Ma questa volta la faccenda è ben più seria. Paolini, già condannato in primo grado, è tornato in tribunale giovedì 17 settembre per la sentenza di appello. 

In primo grado i giudici della quinta sezione penale del tribunale di Roma lo avevano condannato a 5 anni, a conclusione di un processo che lo vedeva accusato dei reati di sfruttamento e induzione alla prostituzione minorile, possesso di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale.

Il disturbatore tv, che ha sempre respinto le accuse con fermezza, ha detto ai giornalisti che “era innamorato” del 17enne con cui avrebbe avuto rapporti e “ha vissuto troppo liberamente la storia d’amore con lui”. Addirittura “usciva con lui e i genitori”.

Il ragazzo di 17 anni, che all’inizio difese Paolini, nel 2017 si costituito insieme ai suoi genitori Parte Civile nel processo contro il sabotatore tv.

La vicenda costò a Paolini l’arresto il 10 novembre del 2013, la detenzione in carcere per 19 giorni e altri 20 mesi di domiciliari. 

In appello la difesa di Paolini ha sostenuto che “è un processo alla moralità pubblica perché non si accetta che Paolini è omosessuale e che questi ragazzi, di 16 e 17 anni, avessero rapporti omosessuali con lui”.

E’ stata quindi chiesta l’assoluzione perché “in realtà erano i ragazzi che si muovevano in comitiva, che gli chiedevano soldi, che lo chiamavano”.

La Parte Civile ha invece detto che “la sentenza di primo grado era chiara e ci sono tutti gli elementi in fatto e diritto per la condanna”. Cioè la conferma della condanna a 5 anni.