Galan si porta via termosifoni dalla villa che deve vendere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Ottobre 2015 12:32 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2015 12:50
Galan si porta via i termosifoni dalla villa che deve vendere

Villa Rodella, a Cinto Euganeo (Padova)

VENEZIA – L’ex ministro Giancarlo Galan lascia villa Rodella, la casa di Cinto Euganeo (Padova) in cui abitava dal 2005 e che gli è stata confiscata dallo Stato dopo la condanna definitiva del 3 luglio, e si porta via rubinetti, water, caminetti e termosifoni. E non sono dettagli da gossip. Secondo la normativa sulle confische degli immobili questi devono essere lasciati in modo che siano abitabili. Quindi, se proprio Galan voleva portarsi via i rubinetti o i caminetti poteva farlo, ma doveva sostituirli con altri meno preziosi ma utilizzabili.

In questo modo l‘ex presidente della Regione Veneto rischia adesso una seconda indagine, dopo quella sullo scandalo del Mose di Venezia. Questa volta potrebbe essere accusato di danneggiamento, con l’aggravante che si tratta di una proprietà dello Stato.

La notizia è riferita sul Mattino di Padiova da Giorgio Cecchetti, che scrive:

“L’ex ministro Giancarlo Galan non si è portato via solo gli arredi da villa Rodella, ha staccato da muri e pavimenti anche i sanitari (lavelli e water dei bagni), i termosifoni dalle numerose stanze e i caminetti. Non una devastazione vera e propria, ma la casa ora non è abitabile. A sostenerlo i funzionari dell’Agenzia del demanio che, assieme ad alcuni finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Venezia (gli stessi che hanno condotto le indagini sulla corruzione per il Mose), sono entrati nella lussuosa residenza un tempo di proprietà dell’ex governatore del Veneto. Sono loro che hanno riferito che al momento l’immobile non può essere utilizzato, innanzitutto perché mancano tutti i sanitari e i bagni sono inutilizzabili, ma anche perché, per staccare quelli e i caminetti, sono saltate piastrelle e anche qualche pezzo di intonaco si è staccato. Non solo: mancando completamente i caloriferi, l’impianto di riscaldamento non funziona e, quindi, la casa non è riscaldata. Anche nel grande giardino, dove ci sono almeno due fontane, sarebbero stati asportati alcuni pezzi.

 

(…) E la normativa sulle confische degli immobili è chiara: devono essere lasciati in modo che siano abitabili. Se, per ipotesi, il proprietario che lascia vuole portarsi via un rubinetto perché d’oro o un lavandino perché contiene materiali particolarmente pregiati può farlo, ma al loro posto deve montare un rubinetto e un lavandino ordinari, insomma quelli che adoperano tutti, in modo che la casa possa essere utilizzabile il giorno dopo il suo trasloco.

(…) Ora, quello che è accaduto potrebbe far diminuire il valore della villa, che nei prossimi giorni verrà sottoposta alla valutazione di un perito, che dovrà dire se vale più o meno dei due milioni e 600 mila euro che i giudici hanno stabilito l’ex ministro debba restituire allo Stato. Se il valore dell’immobile fosse sceso sotto quella cifra la Procura dovrà valutare se avviare un incidente di esecuzione e puntare a porre sotto sequestro e quindi a confiscare altri beni del condannato, che possiede comunque un villetta nel centro di Padova”.