Gallarate, arriva in ambulanza e si lancia dalla finestra dell’ospedale: i parenti devastano il Pronto Soccorso

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Gennaio 2019 9:18 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2019 9:18
 Gallarate, arriva in ambulanza e si lancia dalla finestra dell'ospedale: i parenti devastano il Pronto Soccorso

Gallarate, arriva in ambulanza e si lancia dalla finestra dell’ospedale: i parenti devastano il Pronto Soccorso

VARESE – Era arrivato in ospedale in ambulanza, accusando un malore e in forte stato di agitazione. Poi senza attendere la visita – gli era stato assegnato un codice bianco – è salito al quinto piano e si è lanciato nella finestra. Così si è tolto la vita un giovane di 30 anni nell’ospedale di Gallarate (Varese). I familiari, appena informati, hanno devastato il Pronto Soccorso e aggredito medici e infermieri, tanto che la direzione e il 118 hanno dovuto dirottare le urgenze ad altri presidi ospedalieri per circa tre ore.

La tragedia si è consumata nel primo pomeriggio di martedì 22 gennaio. L’uomo, trent’anni, in cura per problemi di tossicodipendenza al Sert e a quanto emerso con disturbi psichici, non è stato visto da nessuno lasciare la sala di attesa del Pronto Soccorso per cercare la morte. Già in mattinata, secondo le prime ricostruzioni, si era presentato nella struttura ma era andato via prima che i medici lo chiamassero per la visita.

La prima ad accorrere sul posto, mentre carabinieri e polizia stavano procedendo con gli accertamenti di rito, è stata sua madre. La donna, poi raggiunta da altri familiari, quando il corpo del figlio è stato trasportato in obitorio per decisione della Procura di Busto Arsizio, si è diretta in Pronto Soccorso, dove ha minacciato il personale ospedaliero.

In particolare, secondo quanto riportato dai media locali, avrebbe colpito con un pugno al volto un’infermiera. I suoi due figli, fratelli del trentenne suicida, si sono invece scagliati contro gli arredi, lanciando sedie contro le vetrate e distruggendo alcuni pc del Triage. Per riportare la calma sono intervenuti carabinieri e polizia.

Non potendo gestire le accettazioni a causa dei terminali fuori uso, la direzione ospedaliera e il 118 hanno dovuto dirottare su altri ospedali le urgenze in arrivo, per circa tre ore. Ora i familiari del trentenne rischiano una denuncia per danneggiamento, interruzione di pubblico servizio e lesioni, qualora l’infermiera decidesse di sporgere querela.

“Il primo pensiero va al ragazzo, la morte di una persona fragile è una tragedia – ha detto Roberto Gelmi, direttore dell’ospedale – la mia comprensione e solidarietà per il personale che lavora, ormai sempre a rischio, cercando di fare il meglio”. Medici e personale sanitario, scossi per l’accaduto, sono stati scortati alle vetture e per tutta la notte una pattuglia della polizia è rimasta di guardia fuori dal Pronto Soccorso.