Delitto Garlasco, i genitori di Chiara Poggi e il verdetto della Cassazione

Pubblicato il 11 agosto 2012 15:30 | Ultimo aggiornamento: 11 agosto 2012 15:31

Alberto Stasi (Foto Lapresse)

GARLASCO (PAVIA) – Sono passati cinque anni dal 13 agosto 2007, quando Chiara Poggi venne uccisa nella villetta di Garlasco in cui viveva con i genitori.

Ma per gli stessi genitori il dolore è uguale. Attendono la sentenza della Corte di Cassazione il prossimo 5 aprile: quel verdetto sarà l’ultimo del percorso giudiziario dell’unico sospettato del delitto, Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara, ma ritenuto innocente dal gup di Vigevano e dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano.

Se la Cassazione confermerà le sentenze precedenti l’omicidio di Chiara Poggi resterà senza un colpevole. Stasi è l’unico imputato per la morte di Chiara. E’ stato assolto per la prima volta dal gup di Vigevano, Stefano Vitelli, il 17 dicembre 2009. La decisione è stata confermata dalla Corte di Milano che il 6 dicembre 2011 decide per la nuova assoluzione che mette fine “ai 4 anni da incubo” di Alberto.

La difesa di Stati si esplica in alcuni punti più volte ribaditi: impossibile per l’imputato compiere, in pochi minuti, un’aggressione che “avviene in due fasi distinte” e dura “alcune decine di minuti”, secondo la relazione degli esperti. La possibilità di avere suole pulite è dimostrata da una superperizia, più volte contestata in aula. Inoltre il computer sarebbe stato “manomesso” da più accessi non autorizzati da parte dei carabinieri, e  il movente non è dimostrato.

Quel giorno dell’omicidio i genitori e il fratello di Chiara, Marco, erano in vacanza in Trentino. Sono convinti della colpevolezza di Alberto.

Il 13 agosto sarà celebrata, come ogni anno, una messa in suffragio nella chiesa parrocchiale.

Sono poche le possibilità che i giudici possano rimettere in discussione i precedenti verdetti, ma le speranze restano legate ai ricorsi presentati dalla Procura generale e dalla parte civile.

Il ricorso in Cassazione punta su indizi che, secondo la parte civile, non sono stati considerati adeguatamente e in una visione di insieme. Come la bici nera che una vicina vide davanti alla villetta la mattina del delitto. La famiglia Stasi ha una bici simile, mai sequestrata e analizzata.

I primi due gradini della scala in fondo alla quale è stato trovato il corpo di Chiara, e che Alberto dice di aver calpestato, non sono mai stati analizzati dai periti. Anche un capello rimasto nella mano della vittima non è stato esaminato, secondo il legale dei Poggi. Su questi elementi si tenterà, in Cassazione, di far riaprire il processo.

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