Il Giornale e le carte di Gaucci contro la Tulliani: “Le intestai beni e mi ha fregato”

Pubblicato il 1 agosto 2010 13:14 | Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2010 13:22
gaucci tulliani

Luciano Gaucci ed Elisabetta Tulliani (foto presa da Dagospia)

Mentre Gianfranco Fini si becca le accuse di Storace per la casa a Montecarlo, la lady del presidente della Camera Elisabetta Tulliani si aggiudica il j’accuse dell’ex, Luciano Gaucci.

In pratica, secondo quanto scrive “Il Giornale”, l’ex presidente del Perugia rivuole indietro il pa­trimonio che aveva affidato alla Tulliani quando stavano insieme “allorché dovette riparare a Santo Do­mingo per le note vicende giu­diziarie”. Erano in tempi di amore, lui le intestò  beni per milioni di euro. Ecco l’elenco: “un appartamento in via Sarde­gna, a Roma, composto da un attico al sesto piano; un terre­no in località Colle Pantoni, sulla Prenestina, con annessi alcuni fabbricati; un terreno destinato a uliveto a Casapro­ta, vicino Rieti, di 2,5 ettari; un gruppo di immobili a Roma in zona Valcannuta (dove la Tul­liani abita oggi con Gianfran­co Fini) formato da cinque ap­partamenti, altrettante soffit­te, quattro box e tre posti auto scoperti.

Poi beni mobi­li: “due Porsche, una Mercedes, un’Audi, una Mini Morris tutte intestate a Elisabetta Tulliani per un im­porto complessivo di 500 mi­lioni di lire”. Poi dipin­ti di autori famosi “tra cui uno di Guttuso, un altro di De Chi­ri­co e un terzo firmato da Cam­pigli (…) per un valore com­plessivo di due miliardi di li­re”. E ancora ci sarebbero le quote del­la società di Viterbese calcio (nella quale Elisabetta ricoprì l’incarico di presidente) oltre a un orologio in oro e brillanti da 40 milioni, una collana di perle, una seconda collana in oro, bracciali in oro e altri pre­ziosi.

Al tribunale di Roma ci sono, scrive ancora il Giornale, 14 pagi­ne dell’atto di citazione nel quale Gaucci “ha convenuto in giudizio Elisabetta Tullia­ni, Giancarlo Tulliani, France­sca Frau (madre dei due Tul­liani, ndr ) e la società Wind Rose Srl”.

Gaucci quindi sarebbe stato costretto a instaura­re con alcune persone rappor­ti di estrema fiducia “doven­do a questi affidare non solo la gestione dei suoi affari e dei suoi beni mobili e immobili, quanto anche la intestazione fiduciaria dei beni che veniva­no acquistati e destinati spes­so a essere rivenduti per pro­curarsi denaro liquido ‘in ne­ro’, senza farlo passare dai bi­lanci, per ‘foraggiare’… i suoi innumerevoli rapporti”.

La Tulliani però ha sempre negato e anzi aveva già bacchettato il Giornale: “Quanto da voi attribuito al si­gnor Gaucci è del tutto falso e gravemente lesivo della repu­tazione dell’avvocato Elisa­betta Tulliani. Abbiamo rice­vuto incarico di agire in giudi­zi­o contro chiunque abbia in­teresse a sostenere tale men­zogna”.

Ma scrivono ancora gli avvocati di Gaucci: “Verso la fine degli anni ’90, quando la relazione sentimentale tra Gaucci e la Tulliani si presen­tava piuttosto solida, le condi­zioni economiche del Gaucci cominciavano invece a inde­b­olirsi e a traballare ed egli ini­ziava a sentire odore di crisi. Fu così che il Gaucci, per salva­guardare parzialmente il pro­prio patrimonio, contando, appunto, sulla solidità del rap­porto di amore e fiducia che allora lo legava alla signorina Tulliani, decideva di mettere al riparo alcuni dei propri ri­sparmi investendoli nell’ac­quisto di svariati quadri di va­lore e anche di beni immobili, affidandoli e intestandoli a Eli­sabetta Tulliani e suoi familia­ri o società all’uopo costituite con gli stessi familiari della Tulliani, senza minimamen­te pensare all’ipotesi di poter essere, in futuro, ‘fregato’ dal­la sua, all’epoca, fidanzata”.

Secondo l’atto d’accusa, “c’era un’apposi­ta ‘dichiarazione di fede’ fir­mata da Elisabetta Tulliani, nella quale ella riconosceva il suo ruolo di ‘prestanome’, ripaga­ta “con regalie di ogni tipo: gio­ielli, pietre preziose, brillanti, viaggi in località prestigiose, voli aerei, un orologio con bril­lanti del valore di 40 milioni di lire, ecc, fino a spendere la ci­fra di circa un miliardo di li­re”.

Ma poi il Giornale chiarisce che “questa asserita dichiara­zione formalmente non esi­ste. Non è agli atti perché, stando ai difensori di Luciano­ne, «non più reperita a segui­to delle note vicende giudizia­rie di Gaucci, nelle quali pro­babilmente è andata smarri­ta »”.

La Tulliani però ha sempre respinto questa ricostruzione dei fatti.

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