Gay aggrediti, chiesti 10 anni di carcere per “Svastichella”

Pubblicato il 18 Novembre 2009 15:07 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2009 15:07

svastichellaIn carcere per dieci anni con l’accusa di tentato omicidio e lesioni gravi: questo è quanto ha chiesto il pm per Svastichella, al secolo Alessandro Sardelli, accusato di aver aggredito una coppia omosessuale il 22 agosto scorso nel quartiere Eur a Roma.

Le vittime della violenza erano appena uscite da una serata al locale Gay Village della capitale. Sardelli, di 40 anni, ferì gravemente uno dei due giovani, Dino, con una bottiglia rotta. Il ragazzo rimase per alcune settimane in ospedale

Sardelli è a giudizio con il rito abbreviato davanti al gup Rosalba Liso che ha ammesso  la costituzione di parte civile sia dell’Arcigay sia del Comune di Roma. L’udienza è stata rinviata al 25 novembre prossimo data nella quale è prevista la sentenza. Svastichella, una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, fu arrestato dagli agenti della squadra mobile di Roma, nella sua abitazione nel quartiere Laurentino 38. Il difensore di Sardelli, l’avvocato Riccardo Radi, chiederà presumibilmente l’infermità mentale per il suo assistito affetto, secondo la difesa, da gravi disagi psichici e chiedendo nel contempo l’asistenza in una struttura specializzata.

Secondo il suo legale Svastichella dal 2002 è semi infermo di mente. Sardelli ha sempre negato che alla base dell’aggressione ci fosse un intento omofobico.

«Esprimiamo soddidfazione – ha detto l’avvocato Daniele Stoppello, che rappresenta i due gay aggrediti nonché l’Arcigay – è la prima volta che arcigay entra in un processo per reato di discriminazione sessuale ed è stato riconosciuto un danno diretto e immediato all’associazione che ha tra i suoi compiti la tutela dei diritti degli omosessuali: la giurisprudenza oggi arriva dove non è arrivata la legge. È un passo importante specialmente in questo momento di tensione ed è una risposta al legislatore che non ha saputo approvare neppure l’aggravante di pena per i delitti di omofobia»