Gelosia riabilitata: rende pazzo il maschio omicida. Pazzo di gelosia…non si può sentire

di Lucio Fero
Pubblicato il 10 Dicembre 2020 9:17 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2020 9:17
Gelosia riabilitata: rende pazzo il maschio omicida. Pazzo di gelosia...non si può sentire

Uccise moglie a coltellate, assolto per “delirio di gelosia”: per i giudici era incapace di intendere e volere (foto Ansa)

Gelosia, pazzo di gelosia. E, siccome pazzo, non colpevole se uccide. Per la proprietà transitiva dunque gelosia come esimente da ogni responsabilità se maschio ammazza femmina. E’ una sentenza. Una sentenza che contiene una formula che non si può sentire.

Pazzo sì, ma di gelosia no, non si può sentire

Non si dovrebbe poter sentire ancora e ancora e ancora la formula pazzo di gelosia. Incapace, pienamente incapace di intendere e volere così la sentenza dichiara un anziano che due anni fa uccise la moglie. E non c’è motivo di dubitare che le cose siano andate come sentenza ricostruisce. Il decadimento mentale, l’infermità mentale, detto in volgare la pazzia. Attenuante o esimente che sia, la pazzia riscontrata in chi uccide la valuta e la misura la Giustizia nelle sue sedi. E certamente l’anziano omicida sarà stato in quelle condizioni. Condizioni che hanno portato il Collegio giudicante ad assolverlo.

Assolto, non è questo il problema. Il problema è il ricorso alla gelosia come pilastro della valutazione etico. giuridica e clinica. Gelosia come motore e incunabolo della pazzia. Gelosia che genera pazzia e quindi irresponsabilità penale. Significa riabilitare la gelosia dopo che molto faticosamente e dopo molti secoli al proposito bui, la stessa gelosia era stata espulsa dal novero dei bisogni, insopprimibili bisogni e diritti maschili.

Gelosia può essere solo se femmina è “sua” femmina

Gelosia tale da impazzire sottende una legittimazione, magari involontaria, del concetto di proprietà della femmina da parte del maschio. Si è gelosi della donna che appartiene, geloso della “sua” , della “mia”, della “tua” donna. Senza questa idea di possesso e proprietà la gelosia non si dà e quindi n on può avere ilo suo posto in sentenza. O almeno non dovrebbe averlo. La sequenza per cui gelosia rende pazzo un maschio, questi uccide la “sua” femmina perché pazzo e pazzo perché geloso è un pericoloso danzare intorno al concetto di raptus e di irresponsabilità maschile di fronte al tradimento vero o presunto della femmina di appartenenza.

Delirio e sia. Ma delirio di gelosia è lontano parente di delitto d’onore

Delirio dice la sentenza che assolve. Nulla da obiettare se così sono state appurate le cose. Ma delirio di gelosia è concetto lontano parente ma parente di ciò che una volta si chiamava delitto d’onore. Allora si assolveva o si condannava a mitissime pene il maschio tradito dalla sua femmina che ritrovava niente meno che l’onore virile nell’ammazzarla la femmina infedele. Non cinquecento anni fa ma cinquanta anni fa.

Qualcosa di questo sedimento deve essere, anzi è rimasto al fondo della società. E si è mischiato con un sociologismo il cui primo assunto è la deresponsabilizzazione dell’individuo rispetto ai suoi atti. Ne è venuta fuori, stavolta in una sentenza, una formula “delirio di gelosia” che, fosse stata solo gelosia, avrebbe dovuto costituire aggravante per la condanna e non sostegno all’assoluzione. Si può uccidere con la mente offuscata o spenta e per questo si può non essere condannati, ma che la gelosia sia un movente che è un alibi, no, questa non si doveva risentire.