Genitori che vogliono essere risarciti per il “danno” di aver avuto una figlia

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 agosto 2015 12:32 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2015 12:33
Genitori che vogliono essere risarciti per il "danno" di aver avuto una figlia

Genitori che vogliono essere risarciti per il “danno” di aver avuto una figlia

ALESSANDRIA – Quindici anni fa la cicogna è arrivata inaspettatamente in provincia di Alessandria. Papà operaio qualificato e mamma impiegata in un’impresa di pulizie però non lo hanno messo in conto. Hanno già superato i 40 anni e con un figlio a carico. Per questo scelgono di abortire. Ma il raschiamento non va a buon fine e quel minuscolo embrione resta impiantato, caparbio, nell’utero della mamma. Quando i medici scoprono l’errore è ormai troppo tardi per la legge e così una bimba bella e sana è venuta al mondo. Non sa però che da quel giorno i suoi genitori discutono animatamente nelle aule di Tribunale. Quell’adolescente, che in fondo hanno voluto, cresciuto e si spera accudito, per loro è comunque un “danno”, che in quanto tale va risarcito. 

La prima a fare causa al medico responsabile dell’aborto non riuscito e all’ospedale è stata la madre. La vicenda si chiuse con una transazione e il riconoscimento di una somma risarcitoria. Ma anni dopo, nel 2008, anche il padre è tornato alla carica sostenendo di aver sostenuto un “danno biologico“. Lui, che all’epoca fu costretto a licenziarsi per incassare il tfr e a trovarsi un nuovo lavoro a centinaia di km da casa per sostenere le spese di una famiglia allargata, ritiene di aver dovuto accettare un cambiamento non voluto e in negativo che ha avuto “ripercussioni sulla sua vita di relazione”, e pure lavorativa. Questa volta però i giudici non sono d’accordo: sia in primo grado che in appello la richiesta è respinta perché non sarebbe stato provato concretamente che lui volesse che la moglie abortisse. Lui però testardo ha fatto ricorso in Cassazione ed è in attesa di una decisione finale.

Intanto la bimba continuava a crescere ignara di essere chiamata nelle aule di Tribunale “danno”, invece che miracolo. Col rischio di un danno, il suo, ancora più grande, perché irreparabile. In fondo il suo arrivo, non programmato, è stato comunque accettato: nessuno dei due ha mai pensato di darla in adozione. Ma cosa accadrà quando e se scoprirà il trambusto che la sua nascita ha comportato? Come si può convivere con la consapevolezza di non essere mai stati desiderati o peggio di aver “rovinato la vita” ai propri genitori?