Genova, AirBnb fa “infuriare” gli albergatori: anche 1.000 stanze in affitto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Febbraio 2015 11:58 | Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio 2015 11:58
Genova, AirBnb fa "infuriare" gli albergatori: anche 1.000 stanze in affitto

Genova, AirBnb fa “infuriare” gli albergatori: anche 1.000 stanze in affitto

GENOVA – AirBnb sta facendo “infuriare” gli albergatori genovesi, scrive Claudio Cabona sul Secolo XIX. Se in Italia sono oltre 90mila gli alloggi privati che si offrono ai turisti attraverso il portale inventando a San Francisco nel 2007, nel capoluogo ligure sono oltre 500, e nei periodi di alta stagione arrivano a mille. Per i viaggiatori è semplice: basta registrarsi sul sito e programmare la permanenza in qualunque parte del mondo in una casa messa a disposizione da un privato. Ma il successo del fenomeno non piace molto agli albergatori genovesi, come spiega il Secolo XIX:

 

«Sappiamo perfettamente che il fenomeno è in forte crescita – sottolinea Marco Senatore presidente di Assohotel – ancora recentemente abbiamo fatto degli incontri con l’assessore al Turismo Carla Sibilla per cercare di capire come arginare il fenomeno. Una soluzione potrebbe essere quella di controllare maggiormente i siti, di portare avanti controlli mirati su chi, dietro questo servizio, potrebbe nascondere un vero e proprio lavoro esente da tassazione. Ospitare turisti in casa propria, dietro il pagamento di poche decine di euro, è concorrenza sleale».

Agli host di AirBnb, cioè ai privati che ospitano, si contestano fra le tante voci la mancanza di autorizzazione e il non pagamento della tassa di soggiorno.

Ma AirBnb non ci sta a incassare le accuse e ribatte:

«La nostra è una piattaforma che fa incontrare domanda e offerta – spiega Matteo Stifanelli, country manager di AirBnb Italia – ai nostri utenti ricordiamo in ogni modo e occasione, anche all’atto dell’iscrizione, l’obbligo di pagare le tasse comunicando i guadagni al momento della dichiarazione dei redditi. Ci riserviamo il diritto di rimuovere utenti nel caso questo non avvenga, fino a questo momento in Italia non è stata registrata alcuna forma di illegalità».