Genova, bambini in ginocchio. I genitori: “Abbiamo chiesto noi di aprire la scuola anche senza banchi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Settembre 2020 13:06 | Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2020 13:06
Genova, bambini in ginocchio a scuola

Genova, bambini in ginocchio a scuola. I genitori: “Lo abbiamo chiesto noi” (Ansa)

Bambini di Genova senza banchi e costretti a scrivere e disegnare sulle sedie. Terza puntata del caso sull’istantanea in una classe dell’Istituto Castelletto.

Al film Genova bambini in ginocchio si aggiunge un protagonista: i genitori. Che rivendicano la scelta di aver consentito l’accesso dei figli a scuola.

Pur essendo stati avvertiti delle difficoltà organizzative dei primi due giorni.

Genova, bambini in ginocchio. I genitori: “Abbiamo chiesto noi di aprire lo stesso”

“Siamo noi ad aver chiesto alle insegnanti di ripartire lo stesso, sapendo benissimo che i banchi sarebbero arrivati solo oggi. E perfettamente consapevoli che le maestre hanno le competenze e l’esperienza per gestire al meglio i bambini per due ore, due giorni, anche senza il banco”

Questo dicono i genitori all’uscita della scuola sollecitati dal cronista del Fatto Quotidiano.

“Abbiamo insistito perché fosse garantito comunque un momento di festa per i nostri bambini”. 

I genitori: “No a speculazioni elettorali sulla pelle dei bambini”

Riavvolgendo il film. Prima la foto della maestra che ritrae i bambini in ginocchio e che diventa virale sui social. Quindi il preside che denuncia la strumentalizzazione della foto di una situazione scolastica all’insegna della “serenità”: solo non avevano voluto utilizzare i banchi vecchi in attesa dei nuovi.

Terzo atto i genitori che, anche loro, accusano i politici di strumentalizzare la vicenda per scopi elettorali. Segnatamente il presidente della Regione Toti. 

“La speculazione di Toti è cascata male – spiega Enrica Origo, maestra della scuola –. La nostra è una buona scuola e rimandiamo al mittente ogni strumentalizzazione elettorale. Soprattutto se fatta sulla pelle dei bambini”. (fonte Il fatto Quotidiano)