Genova, caduto in bici nel burrone: dopo il morto i cartelli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Agosto 2015 12:47 | Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2015 12:48
Genova, caduto in bici nel burrone: dopo il morto i cartelli

Genova, caduto in bici nel burrone: dopo il morto i cartelli

GENOVA – Nel dubbio che il morto sia colpa loro, quando ci scappa il morto mettono i segnali. Succede negli aeroporti, nelle strade in città, anche in mezzo ai boschi. L’ultimo caso denunciato si è verificato a Genova, lungo la valle del Bisagno. Un ciclista, Maurizio Lo Vetere, 50 anni, insegnante universitario di fisica, il giorno 8 agosto 2015, è scivolato con la sua mountain bike, precipitando in una scarpata ed è morto. Non è chiaro se, letale, sia stata una manovra errata oppure un malore improvviso.

Due settimane dopo il padre, Giovanni Lo Vetere, è tornato sul luogo della tragedia e ha scoperto che al posto dei funghi erano spuntati cartelli di divieto, catenelle, segnali, nastri colorati dei vigili. “Tutti questi accorgimenti prima non c’erano”, dice ora Giovanni al Secolo XIX, concludendo che un banale cartello, forse, avrebbe potuto salvare suo figlio.

Non è la prima volta che fatti del genere accadono. Nella memoria di ciascuno c’è almeno un episodio: l’anziana che confonde il passaggio del controllo di sicurezza all’aeroporto con lo spazio fra il banco laterale dello scanner e l’impalcatura sotto cui passare; si rompe una spalla, nessuno fa foto, quando torna il varco maledetto è stato chiuso con una catenella, vaglielo a dire alla assicurazione. Oppure il segnale a un incrocio che inverte le precedenze perché è stato girato e nessuno se ne è mai accorto; un’ora dopo l’incidente lo ritrovi bello dritto come doveva essere. La cronaca in due tempi di Tommaso Fregatti e di Riccardo Porcù sul Secolo XIX è solo più dolorosa perché c’è andata di mezzo la vita di Maurizio Lo Vetere…