Genova, Il Secolo XIX: “Il presidente del Bambin Gesù, Profiti, paga 100 euro per un attico in centro”

Pubblicato il 3 Marzo 2011 14:49 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2011 14:49

GENOVA – Il Secolo XIX, con un articolo firmato da Graziano Cetara, ha ipotizzato che un inquilino “di lusso”, Giuseppe Profiti (presidente dell’ospedale Bambin Gesù di Roma) paghi un affitto al di sotto dei prezzi di mercato per una casa nel centro di Genova. Il giornalista ha però sottolineato che l’appartamento non è un bene pubblico, ma appartiene a un ente privato: dunque, questa storia non è equiparabile allo scandalo “affittopoli” di Milano.

Come ha scritto Cetara, si tratta di “un attico nel cuore del centro storico di Genova a cento euro al mese di affitto”.

Cetara ha poi tracciato il profilo di Profiti, definito “super manager della sanità vaticana”: nei fatti, ha detto, si tratta del “vertice laico più alto nella gerarchia della chiesa cattolica, vicino al papa e amico personale del segretario di Stato Tarcisio Bertone”.

Dal novembre 2008 a gennaio dell’anno scorso, ha proseguito Cetara, Profiti “è stato l’inquilino a prezzo di favore di un appartamento di novanta metri quadri di proprietà della Fondazione Magistrato di Misericordia che ai comuni mortali e a prezzi di mercato sarebbero potuti costare mille euro ogni trenta giorni”. Poi, “a novembre dello scorso anno, il presidente del Bambin Gesù ha lasciato l’appartamento”.

Profiti, che come ha ricordato Cetara di recente è stato condannato “a sei mesi di reclusione per aver pilotato l’assegnazione dell’appalto della mensa ospedaliera”, non è, ha ironizzato il giornalista “proprio in linea con il profilo dei bisognosi a cui si rivolge l’ente caritatevole”.

La vicenda però, ha precisato Cetara, non è paragonabile all’affittopoli milanese: “questa è una storia che è possibile accostare solo in apparenza a quella del Pio Albergo Trivulzio, al centro di una maxi inchiesta della Procura di Milano riguardante la gestione del patrimonio immobiliare di enti di diritto pubblico”. Infatti, “la Fondazione Magistrato di Misericordia sarebbe da considerare come un ente privato, anche se di diritto pubblico: rende noti i conti ma è libero dagli obblighi imposti dalla legge alle istituzioni partecipate dagli enti locali. Resta da vedere se il contratto di affitto a canone simbolico per quasi due anni a Giuseppe Profiti abbia in qualche modo violato il patto tra l’organizzazione religiosa e i benefattori, e tradito il principio della solidarietà verso gli ultimi”.