Genova. Paride Batini, console dei camalli, assolto con onore dopo la morte da un reato che non c’era

di Franco Manzitti
Pubblicato il 16 Novembre 2010 0:15 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2011 3:18

Paride Batini

Non era mai successo a nessuno di essere assolto ben dopo la morte, anche perchè la morte estingue il reato. A Paride Batini, il leggendario console della CULMV, la Compagnia dei portuali del porto di Genova, gli scaricatori discendenti dai caravana dei tempi medioevali, è successo questo, quando il giudice Maurizio De Matteis, Gip al Tribunale di Genova, ha scritto le motivazioni della sentenza al processo che per due anni e mezzo ha lacerato la città, il porto, i suoi protagonisti, ma prima la vita e poi la memoria di questo portuale, calato nella tomba con un sospetto intollerabile per la sua coscienza di vecchio camallo, di marxista duro e puro fino alla fine, di console degli scaricatori nell’era più difficile delle banchine genovesi: aver truffato facendosi pagare milioni di euro per lavori non fatti dai suoi uomini.

Ha scritto il giudice Maurizio De Matteis in una sentenza monumentale di primo grado che mette una pietra sopra una vicenda molto intricata: “Altro che truffa, Batini ha salvato i moli genovesi. Le sue pretese erano legittime, anzi Batini si è battuto per difendere non solo i suoi, il loro lavoro ma le banchine genovesi in un clima difficile di scontri tra terminalisti e operatori portuali che si scannano da anni per spartirsi banchine e moli.”

Non che Paride Batini, per 27 anni fino alla morte, nell’aprile del 2009, console dei portuali, fosse stato travolto da quella accusa che nel gelido febbraio del 2008 lo aveva inchiodato, insieme al presidente del porto Giovanni Novi, arrestato con le camionette della Finanza che circondavano il Palazzo san Giorgio sede dell’ Autorità portuale e insieme alla crema della crema del mondo marittimo genovese, armatori come il mitico Aldo Grimaldi, quello delle Grandi Navi Veloci, big della logistica, come Aldo Spinelli, ex presidente del Genoa e presidente del Livorno calcio, “re” dei camion e dei trasporti, come superprofessori e consulenti del taglio di Sergio Carbone, avvocato, consigliere di Novi, maestro di diritto internazionale e grande arbitro di infinite contese marittimo portuali, ex presidente di Finmeccanica, come superburocrati dell’ establishment portuale, come Filippo Schiaffino (la famiglia ex proprietaria della Piaggio-Vespa) e Sandro Carena, segretario del Porto sotto tre presidenti, gran commis della burocrazia.